Professor Addolorato, a che cosa andiamo incontro se non resistiamo alla tentazione di bere bevande alcoliche?

“L’alcol è molto democratico. Colpisce indistintamente tutti gli organi e tutti gli apparati. Siamo erroneamente portati a pensare l’effetto tossico dell’alcol riguardi solo il fegato, ma nella realtà non è così. L’alcol ha effetti tossici su tutti gli organi, compresi il cervello, il cuore e gli organi riproduttivi. Il fegato è, ovviamente, l’organo bersaglio, perché è quello in cui l’alcol viene metabolizzato. I danni provocati dall’alcol sul fegato sono ormai incontrovertibili. Gli effetti nocivi iniziano con l’accumulo di grasso, ovvero la steatosi epatica che, se non si smette di bere, si trasformerà in steatoepatite, con un’infiammazione cellulare. Se si continua a bere, la steatoepatite diventerà fibrosi, contrassegnata dalla deposizione di tessuto fibrotico, tante piccole cicatrici di un tessuto che non è più in grado di lavorare, e da lì, se si continua ad assumere alcol si arriva al danno più avanzato, rappresentato dalla cirrosi epatica”.

Sono danni irreversibili?

“No, sono tutti reversibili, ad eccezione della cirrosi epatica. Anche la fibrosi può essere una patologia senza ritorno, una volta arrivata a un determinato stadio di gravità. Fermo restando che, se non si smette di bere neppure dopo la cirrosi epatica, l’ultima lesione possibile è il tumore del fegato”.

Quello al fegato è l’unico tumore che si rischia bevendo alcolici?

“L’alcol è entrato, già da qualche anno, nello IARC, come sostanza cancerogena. Abbiamo accertato che l’alcol è correlato all’insorgenza di tumori, in generale nell’uomo e, in particolare, di quello al seno nelle donne. Quindi, il detto meno bevo, meno rischio, vale anche per i tumori”.

All’inizio, lei ha parlato dell’alcol, come di una potenziale sciagura democratica. Nessun organo è risparmiato dai suoi effetti nefasti?

“Negli anni ’70 si diceva che piccole dosi di alcol facevano bene al cuore. È stato ampiamente dimostrato che è una convinzione priva di qualsiasi fondamento. L’alcol è tossico anche per il cuore, con conseguenze, più o meno gravi, correlate alla quantità. Fra gli organi coinvolti dal consumo di alcolici c’è sicuramente il cervello. E qui il ragionamento si fa delicato, specie se si guarda agli adolescenti, laddove il cervello adolescenziale è esperienziale, istintivo e impavido, adeguato quindi a chi deve crescere, a chi non deve temere ma sperimentare. Poi, intorno ai 20 anni, da adolescenziale, coraggioso, voglioso di sperimentare e di crescere, qual era, il cervello diventa razionale, con una progressiva riduzione della componente istintiva. Immaginate che cosa può succedere a un adulto, se si comporta come un ragazzino istintivo. Ebbene, se si comincia a bere nell’adolescenza, il naturale percorso biologico viene interrotto e il cervello non si trasformerà come avrebbe dovuto, rimarrà un cervello adolescenziale senza raggiungere la maturità adeguata”.

I danni sono legati alla quantità o fa male anche un solo bicchiere di vino?

“Quello del bicchiere di vino che fa bene è un falso mito da sfatare. I dati riportati dalla letteratura scientifica dimostrano che qualsiasi quantità di alcol è dannosa e che, se io voglio correre un rischio pari a zero, devo bere zero. Se le dosi sono minime, si può parlare di basso rischio, non di un beneficio. La verità è una sola. Meno bevo, meno rischio. A questo proposito, su uno dei prossimi numeri di European Journal Internal Medicine, sarà pubblicato uno studio, elaborato insieme con il mio gruppo di ricerca, che raccoglie tutti dati metanalitici, riportati in letteratura sino ad adesso, da cui emerge chiaramente che, man mano che aumenta la quantità di alcol ingerita, aumenta correlativamente il rischio di una patologia, che inequivocabilmente inizia non appena si supera il consumo zero, non a caso, la frase emblematica che ha fatto il giro del mondo e viene pronunciata come massima all’interno delle società scientifiche, ma anche a livello massmediatico, è ‘”Less is better”, meno bevo, meno rischi corro. Una massima e un invito alla prudenza da tenere sempre a mente”.

SaluteIn

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