SaluteINdaga ha realizzato una nuova inchiesta, occupandosi del tema degli studi medici irregolari in Italia con l’obiettivo di fare luce su un fenomeno ancora molto diffuso e spesso poco visibile. Antonello Sette firma l’intervista esclusiva ad Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, mentre Eleonora Marini presenta un approfondito report con dati e numeri aggiornati che fotografano l’estensione e le criticità del fenomeno sul territorio.

Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Antonio Magi: “Per l’Ordine debellare, o quantomeno marginalizzare, la piaga degli studi medici irregolari è un obiettivo strategico, ma possiamo tutti fare molto di più”
Intervista esclusiva di Antonello Sette
Presidente Magi, il fenomeno degli studi medici irregolari assume proporzioni sempre più allarmanti…
“Più che allarmanti, significative e in costante crescita, anche se va ribadito che le regole vengono scrupolosamente osservate dalla stragrande maggioranza degli studi. L’ambito delle irregolarità è ulteriormente cresciuto, specie in alcune specifiche branche, come la medicina e la chirurgia estetiche, l’odontoiatria e la dietologia e ci sono tuttora studi di presunti medici, dove i decantati specialisti non sono neppure laureati o, quantomeno, abilitati a svolgere quella propagandata attività”.
Come Ordine dei Medici di Roma siete vigili e attenti?
“Stiamo lavorando alacremente in sinergia con la Regione Lazio. Ci siamo sin dall’inizio, abbiamo il dovere di salvaguardare le aspettative del cittadino, che legittimamente reclama trasparenza e sicurezza. Proprio in questi giorni, stiamo approfondendo i risvolti tecnici della legge regionale emanata sull’intera materia. Lo scopo comune è quello di stabilire QRcode d’entrata per ogni studio professionale. In ciascun QRcode deve essere riportato se lo studio è autorizzato e se i professionisti che ci lavorano hanno le carte in regola e i titoli necessari per svolgere quella determinata attività”.
I Nas dei Carabinieri svolgono in media ventimila controlli all’anno e accertano irregolarità, di vario genere e gravità, in più del 10 per cento delle ispezioni complessive…
“Sono controlli per lo più richiesti dai vari Ordini territoriali, generalmente a seguito di segnalazioni di privati cittadini. Noi dell’Ordine di Roma, prima di richiedere l’intervento dei NAS, facciamo ogni volta una verifica dell’attendibilità della segnalazione. Ventimila controlli annui si traducono in poche centinaia di contestazioni, molte delle quali lievi o puramente formali. Del resto, come tutti sappiamo, le regole burocratiche sono complicate e farraginose sino al punto che trovare un cavillo per sentenziare l’irregolarità è l’impresa più facile del mondo! Le situazioni, che possono creare problemi di salute al cittadino, seppure in aumento, non sono tantissime”.
Quali sono le cause alla base di un fenomeno disfunzionale che, seppur circoscritto, resta deplorevole e, in qualche, seppur raro, caso, inquietante?
“La causa più evidente è la ricerca di un guadagno facile attraverso l’esercizio di un mestiere che non si ha titolo a svolgere, in mancanza di una laurea o di una specifica abilitazione. È una stortura del sistema, che c’è sempre stata e sempre ci sarà, ma rendere sempre più precise e circostanziate le regole d’ingaggio per l’autorizzazione degli studi medici può essere la chiave di volta per ridurre l’ambito dell’irregolarità ai minimi termini”.
Quali sono i rischi per il cittadino legati all’irregolarità?
“Dipende ovviamente dallo specifico settore di attività. L’irregolarità comporta, ad esempio, che, se quello studio non è attrezzato a risolvere una complicanza importante, i rischi per il cittadino sono inevitabili. Abbiamo visto casi, in cui la mancanza di strumenti per rianimare il paziente, ha provocato esiti letali. Gli studi devono essere regolari e sicuri. Se così non è, è a rischio la salute non solo del paziente, ma anche degli operatori. Il nostro compito è vigilare e stabilire regole precise, che salvaguardino, nello stesso tempo, l’uno e gli altri”.
Fra le cause dell’irregolarità vanno annoverati, come da più parti si sostiene, anche la lunghezza dei tempi e l’onerosità dei costi che deve affrontare chi vuole aprire uno studio medico ex novo o mettere in regola uno già esistente?
“È sicuramento vero e il problema più grande non sono tanti i costi, per quanto ingenti e sproporzionati, ma i tempi di attesa imposti da una burocrazia di fatto vessatoria. Faccio una domanda di autorizzazione e mi ritrovo costretto a restare in attesa, senza una data certa, ma prima della richiesta e durante il successivo periodo morto, io non posso evitare di spendere, conseguentemente in rosso. L’attesa non sospende le spese. Il personale ingaggiato lo devi pagare, così come le rate del leasing, contratto, per le attrezzature. È molto più semplice ed economico aprire lo studio sic et simpliciter e avviare in fretta e furia l’attività. La lunghezza burocratica, e il disavanzo economico che ne deriva, induce alcuni a preferire la scorciatoia”.
Si può fare di più per rimuovere, o quanto meno marginalizzare, la piaga?
“Assolutamente sì. Stiamo facendo tanto, ma si dovrebbe e potrebbe fare molto di più. Quando un paziente entra in uno studio medico dovrebbe essere certo, con un semplice click sul cellulare, che non ci sono rischi perché tutto è in regola. Ma bisogna anche urgentemente cambiare a monte le regole del gioco. Non si può continuare ad essere schiavi di una burocrazia antiquata e ottusa. Bisognerebbe invertire l’ordine temporale dei fattori e degli adempimenti. Credo fermamente che uno studio medico dovrebbe essere autorizzato preventivamente, sotto la mera responsabilità di chi lo apre. Poi ci saranno i controlli e tutti i nodi verranno eventualmente al pettine, con le relative sanzioni economiche e, se necessario, con la denuncia di chi ha messo in piedi una struttura fuori dall’ordinamento costituito. Se io faccio il mio lavoro e lo faccio bene, perché devo aspettare mesi, con il rischio di compromettere tutto prima ancora di iniziare? Se mi assumo la responsabilità civile e penale e che è tutto in regola, non lasciatemi in attesa, ma fatemi aprire”.
Numeri e dati del fenomeno
A cura di Eleonora Marini
In Italia il fenomeno degli studi medici irregolari o non pienamente conformi alle norme sanitarie rappresenta una realtà complessa, difficile da quantificare in modo assoluto ma costantemente monitorata dalle autorità di controllo. Tra esercizio abusivo della professione, strutture non autorizzate e irregolarità amministrative, il settore della sanità privata continua a mostrare aree critiche che emergono soprattutto grazie all’attività ispettiva.
Secondo le relazioni dei NAS dei Carabinieri, ogni anno vengono effettuati tra i 25.000 e i 35.000 controlli su strutture sanitarie, studi medici, ambulatori e centri privati. Da queste verifiche emergono alcune centinaia di strutture non conformi o irregolari, che portano a sequestri, sospensioni dell’attività o segnalazioni alle autorità giudiziarie. Parallelamente, si registrano anche casi di esercizio abusivo della professione sanitaria, che si attestano nell’ordine di alcune decine o, in determinati anni e campagne ispettive, anche oltre il centinaio.
In termini percentuali, le non conformità riscontrate riguardano mediamente una quota stimata tra il 10% e il 20% delle strutture ispezionate. È importante però precisare che non tutte le irregolarità hanno la stessa gravità: molte riguardano aspetti amministrativi o strutturali, mentre una parte minore coinvolge situazioni più serie, come l’esercizio abusivo della professione o violazioni significative delle norme sanitarie.
Il sistema dei controlli si basa sull’azione congiunta dei NAS, delle ASL territoriali e delle Regioni, ciascuno con competenze specifiche su vigilanza, autorizzazioni e accreditamenti. Tuttavia, gli esperti evidenziano una forte disomogeneità territoriale, con differenze significative nella frequenza e nell’intensità dei controlli tra le varie regioni italiane. Questo rende il monitoraggio del fenomeno non uniforme e parzialmente frammentato.
Le tipologie di irregolarità più frequenti includono l’assenza di autorizzazioni sanitarie regionali, locali non conformi alle norme igieniche o strutturali, utilizzo di personale non adeguatamente qualificato e attività sanitarie o para-sanitarie svolte oltre i limiti consentiti dalla normativa. In alcuni casi si tratta di violazioni amministrative, in altri di vere e proprie situazioni di rischio per i pazienti.
Dal punto di vista della sicurezza, le conseguenze possono essere rilevanti. L’assenza di tracciabilità clinica, la mancanza di coperture assicurative e il mancato rispetto degli standard sanitari possono tradursi in diagnosi errate, ritardi nelle cure o esposizione a trattamenti non sicuri.
Le cause del fenomeno sono molteplici e includono la complessità burocratica per l’apertura e la gestione di uno studio regolare, i costi di adeguamento alle normative, la crescente domanda di prestazioni sanitarie private e la difficoltà di garantire controlli capillari su tutto il territorio nazionale. Questi fattori contribuiscono a mantenere attive sacche di irregolarità che emergono solo parzialmente attraverso le ispezioni. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un sistema sanitario privato in cui convivono strutture pienamente regolari e realtà che operano ai margini delle regole. Le autorità sottolineano la necessità di rafforzare i controlli e rendere più accessibile la regolarizzazione delle strutture, con l’obiettivo di ridurre le zone d’ombra e garantire standard uniformi di sicurezza per i cittadini.

