Professoressa Agabio, si sente sempre più spesso parlare, al punto da configurare un intermittente bollettino di guerra, di giovani e giovanissimi in preda ad abusi alcolici dalle conseguenze anche devastanti. Nello specifico, esiste una correlazione diretta fra alcol in eccesso e disturbi di natura psichiatrica?
“L’alcol assunto, come fa la maggioranza delle persone, a dosi moderate, può avere un effetto positivo sull’umore e sulla socializzazione. Assunto, invece, ad alte dosi, soprattutto se in età giovanile, può sfociare in un’intossicazione acuta, anche dall’esito letale. Parallelamente, assumere alcol in età giovanile in modo continuativo può evolvere in una dipendenza in età adulta ed anche preadulta. L’alcol e le altre sostanze psicoattive interferiscono direttamente con il nostro sistema nervoso centrale e, più precisamente con il sistema della ricompensa cerebrale e riescono a farlo anche con più incisività degli stimoli naturali. Iniziare ad assumere precocemente alcol rende i giovani più vulnerabili e, conseguentemente, più esposti a diventare dipendenti non solo dall’alcol e dalle sostanze psicoattive, ma anche da determinati comportamenti, più o meno deviati. Alcol e sostanze si sovrappongono agli stimoli naturali, sino a sostituirli. L’alcol e le sostanze stimolano in modo più veloce ed efficace queste cellule nervose degli stimoli fisiologici e naturali”.
Quali sono i disturbi psichiatrici più frequenti fra quelli provocati dal consumo di alcol?
“La dipendenza da alcol è un severo disturbo mentale caratterizzato dall’incapacità di controllare il consumo di alcol che sfocia in episodi ricorrenti di intossicazione alcolica e dal desiderio ossessivo ed irresistibile di assumere alcol che non lascia spazio a nessun’altra attività. Chi soffre di dipendenza da alcol soffre spesso anche di disturbi dell’umore e, quindi, depressione, disturbo bipolare, d’ansia e del sonno, e dipendenze comportamentali, non solo da Internet e smartphone, ma anche da cibo, sesso, shopping e gioco d’azzardo compulsivi”.
C’è una correlazione diretta fra alcol in eccesso e disturbi bipolari?
“È una relazione che si muove su un doppio binario. Se da una parte è vero che chi soffre di un disturbo bipolare è portato ad assumere alcol nel tentativo di curarne i sintomi, è altrettanto vero che l’alcol può simulare il disturbo”.
In che cosa consiste questa simulazione?
“L’alcol è un grande simulatore, perché può complicare, camuffare e ribaltare la realtà. Può, infatti, sia durante l’intossicazione che durante l’astinenza, indurre la comparsa di sintomi equiparabili a disturbi psicotici indistinguibili dalla schizofrenia o esporre a cali di umore a una depressione talmente profonda da che può condurre, soprattutto le ragazze, alla soluzione estrema del tentativo di suicidio. Disturbi, dalle conseguenze potenzialmente anche drammatiche, che potrebbero regredire, se la persona smettesse di bere, ovvero, nel caso abbia già sviluppato una dipendenza, la risolva compiutamente. L’altra ipotesi, in qualche modo inversa, è quella di chi soffre a monte di un disturbo mentale, che magari assume alcolici con la speranza di curare i sintomi del disturbo psichiatrico. In questo secondo caso il trattamento è sicuramente diverso, perché bisognerà provare a guarire sia il disturbo primario che quello derivato e temporalmente secondario”.
Come si esce da tutti i turbinii, emotivi e psichiatrici, provocati dall’uso di dosi elevate di alcol, soprattutto in età adolescenziale?
“Si può e deve insegnare ai ragazzi le conseguenze dell’uso e del consumo elevato di alcol e di altre sostanze psicoattive, trattandole con la stessa dignità di una vera e distinta materia scolastica. In questo senso, e glielo dico per esperienza diretta, assumono un rilievo fondamentale le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle il peso, clinico e sociale, della dipendenza da alcol e da altre sostanze psicoattive, come gli Alcolisti e i Narcotici Anonimi e i loro familiari della Associazione Al-Anon, e la Associazione Club Alcologici Territoriale (CAT). Io chiedo sempre la loro partecipazione durante le mie lezioni per gli studenti universitari e anche quando andiamo nelle scuole ci sono sempre i membri delle Associazioni di auto mutuo aiuto. Sono convinta che la loro testimonianza diretta valga più di qualsiasi parola pronunciata da noi docenti. I membri delle Associazioni raccontano ai ragazzi di quando a 14 anni hanno cominciato a bere e a 15 a farsi le canne con i loro amici, senza neppure immaginare quello che sarebbe accaduto dopo. La dipendenza da alcol, il passaggio dalle canne alla cocaina, alle anfetamine, all’eroina, l’allontanamento dai genitori, il divieto di avvicinamento decretato dal Tribunale dei Minori, le risse, le molestie, gli episodi di violenza e risse, gli interventi dei carabinieri, gli arresti e la prigione. L’impatto sui ragazzi del racconto di esperienze vissute è di molto superiore a quello che potrei ottenere da sola come docente. Io posso spiegare le basi neurobiologiche delle dipendenze e le conseguenze e le degenerazioni cliniche derivate dal consumo eccessivo di alcol, ma non posso avere la forza persuasiva di chi parla in prima persona. Di chi è entrato nell’inferno e ha trovato dentro di sé il coraggio e la forza di uscirne chiedendo aiuto. Oltretutto, il racconto è reso ulteriormente persuasivo da una vicinanza generazionale e dall’uso di uno slang giovanile che i ragazzi riconoscono come il loro. A volte si tratta di ragazzi molto giovani sui 23-25 anni che hanno sofferto di dipendenza e sono riusciti a smettere di usare alcol e altre sostanze grazie alle Associazioni di auto mutuo aiuto e che vengono a raccontare le proprie esperienze nella speranza di evitare le stesse sofferenze in altri ragazzi. I ragazzi ascoltano quello che è capitato a chi è entrato nel loop delle dipendenze e quello che hanno patito e sofferto prima di venirne fuori. Credo fermamente che il coinvolgimento di chi porta sulle proprie spalle il peso di un’esperienza di vita sia indispensabile nell’insegnamento delle dipendenze. Nelle mie lezioni universitarie spiego agli studenti che, per il trattamento delle dipendenze, abbiamo a disposizione tre tipologie di interventi, la psicoterapia, la farmacoterapia e la partecipazione ai gruppi di auto mutuo aiuto.
Per la prevenzione, ritengo fondamentali le testimonianze dei membri delle Associazioni di auto mutuo aiuto. Al termine delle testimonianze nelle scuole dei membri delle Associazioni chiedo sempre loro se avrebbero desiderato sentire una simile testimonianza a scuola quando erano studenti. Mi rispondono sempre di sì”.

