Nonostante la diffusione di corsi e campagne informative, la maggior parte degli italiani non è pronta a intervenire in caso di emergenza. Una recente indagine rileva che solo il 16% dei cittadini si sente capace di gestire un arresto cardiaco, mentre il 29% si limiterebbe a chiamare i soccorsi e il 32% agirebbe solo se guidato telefonicamente. Solo il 2% non farebbe nulla. Le ragioni principali di questa esitazione sono la paura di peggiorare la situazione (56%) e la scarsa conoscenza delle manovre salvavita (42%). Il risultato è un forte gap tra la necessità di intervento e le competenze reali della popolazione.

In Italia il 74% degli adulti non ha mai frequentato un corso di primo soccorso e solo il 20% sa come utilizzare un DAE. Il confronto con i Paesi nordici è significativo: in alcuni di essi fino all’83% dei cittadini sa praticare correttamente la rianimazione cardiopolmonare. Nonostante questo, cresce l’interesse verso la formazione: l’84% di chi non ha mai fatto corsi si dichiara disposto a partecipare a iniziative educative. Diverse città italiane, come Verona, stanno implementando programmi scolastici e campagne pubbliche per aumentare la diffusione delle competenze di primo soccorso tra giovani e adulti.

Gli esperti sottolineano che la sopravvivenza negli arresti cardiaci dipende dalla cosiddetta “catena del soccorso”, che richiede riconoscimento immediato, chiamata al 118, RCP precoce e utilizzo rapido del DAE. Migliorare la preparazione dei cittadini può triplicare le possibilità di salvare vite, trasformando la cultura dell’emergenza in una risorsa concreta per la salute pubblica.

SaluteIn

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