Intervista esclusiva di Antonello Sette ad Alessandro Vento, Psichiatra, Presidente Osservatorio sulle dipendenze

Dottor Vento, l’aggressività e la violenza dilagano dappertutto e purtroppo a esserne coinvolti e protagonisti sono sempre più anche giovani e giovanissimi…

“I social media, che promuovono capillarmente le nuove tendenze, sono gli anticipatori dei comportamenti disfunzionali, retrodatando di fatto l’età adulta all’adolescenza e addirittura, in alcuni casi, all’infanzia. Sono, quindi, promotori anche di comportamenti disregolati e trasgressivi in un’età che precedentemente veniva risparmiata. All’impatto sottoculturale proveniente dal mondo digitale va aggiunto il consumo incontrollato di alcolici e di sostanze psicoattive di vecchia e nuova generazione. È un cortocircuito che si alimenta reciprocamente in un circolo vizioso”.

Quali sono gli effetti concreti di questa perversa interconnessione?

“Il cervello e l’intero sistema nervoso si sviluppano sino a una certa età. L’anticipazione, indotta da social, alcolici e sostanze psicoattive, provoca insulti neurobiologici nella fase in cui il sistema cerebrale è ancora parzialmente sviluppato. Ubriacarsi o fumare cannabis a 11 anni, come ormai talvolta avviene, determina conseguenze psichiatriche e comportamentali più gravi che se lo si fa a 16 anni ad esempio. L’anticipazione anagrafica va, quindi, oltre la dimensione meramente culturale, perché malauguratamente impatta sulle traiettorie di sviluppo del cervello. I ragazzi, bombardati come sono ininterrottamente dai social, acquisiscono, spesso con la complicità dei genitori che delegano alla tecnologia i loro pomeriggi di libertà, la cultura dell’inosservanza di qualsiasi regola comportamentale. Il ragazzo dipendente h24 dalla tecnologia è, piaccia o non piaccia, un ragazzo a rischio. Ci sono bambini, e il fenomeno degli “iPad kids” è purtroppo in crescita, che, una volta privati dello strumento tecnologico, si ribellano violentemente, strillando e scagliandosi contro tutti gli oggetti che hanno a tiro”.

La latitanza dei genitori acuisce il rischio di comportamenti disarmonici e aggressivi?

“La regolazione emotiva e affettiva di un bambino si articola attraverso il rapporto con i genitori e, in particolare, con la figura genitoriale di attaccamento. Se passa la giornata con una madre stabile, si sintonizza e fa delle cose insieme a lei, inizia, a poco a poco, ad autoregolarsi, perché riceve input postivi o negativi, a seconda di quello che sta facendo. Se questo interagire viene delegato a uno strumento tecnologico basato sull’algoritmo e, conseguentemente, promotore di dipendenza, impulsività e discontrollo, ovviamente creato a fini commerciali, il bambino crescerà impulsivo, disregolato nelle proprie emozioni e nei propri comportamenti”.

Il quadro da lei delineato è a tinte fosche. Le chiedo che cosa può fare la politica, per arginare questa drammatica deriva?

“La politica deve, innanzitutto, incentivare i programmi di informazione e di prevenzione. Altrimenti rischia di trovarsi di fronte, come già sta avvenendo, a un fenomeno fuori controllo, perché, una volta superata la linea del non ritorno, è difficile pensare di poter governare quello che è diventato oggettivamente ingovernabile. La politica può provare a cambiare le carte in tavola, come, ad esempio, ha fatto lodevolmente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che con una circolare ha vietato l’uso degli smartphone in classe, ma, soprattutto, può promuovere campagne di prevenzione, che devono, però, come conditio sine qua non, essere basate sulla centralità dei ragazzi, a cui vanno preliminarmente riconosciuti importanza, pari dignità e rispetto. Solo così facendo, si può agire positivamente sul sistema emozionale. Le lezioni frontali, le campagne promozionali autoritativamente indirizzate dall’alto in basso, si sono rivelate sbagliate, se non controproducenti, dirottando inutilmente risorse preziose e più proficuamente utilizzabili”.

Quella centralità dei ragazzi, di cui lei parla, è, mi corregga se sbaglio, alla base della ragion d’essere e dell’attività quotidiana dell’Osservatorio sulle dipendenze da lei presieduto?

“All’interno di una campagna promossa dall’Ordine dei Medici di Roma e finanziata da Fondazione Roma ed AlmavivA, oltre che dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, stiamo intervenendo in maniera massiccia nelle scuole e nei circoli sportivi, coprendo la fascia d’età compresa fra i 10 e i 16 anni, con l’intenzione di promuovere, tramite l’educazione tra pari, tutte le conoscenze necessarie per prevenire l’area delle dipendenze e il discontrollo dei comportamenti. Prevenire è fondamentale, ma fatto con competenza, tatto e passione. Altrimenti, anche la più lodevole intenzione si dissolve come neve al sole, scorre via e non lascia tracce”.

SaluteIn

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