Uno studio tedesco, condotto su oltre 425.000 persone, ha mostrato che chi soffre di vene varicose ha una probabilità quintuplicata di sviluppare trombosi venosa profonda rispetto a chi non le ha. I ricercatori hanno registrato 10.360 casi di trombosi nel gruppo con vene varicose, contro 1.980 in quello di controllo, evidenziando un importante legame tra malattia venosa e coagulazione vascolare. Inoltre anche il rischio di embolia polmonare è risultato più alto nei soggetti con varici: 793 casi contro 451 nel gruppo senza.
La spiegazione biologica dietro questo dato sembra legata all’infiammazione cronica locale, che favorisce l’ispessimento delle pareti vascolari e la perdita di elasticità. Gli autori avvertono che le vene varicose, per quanto diffuse, non devono essere sottovalutate: chi ne soffre meriterebbe un monitoraggio attento per prevenire complicazioni gravi.
Il paziente con varici deve essere quindi informato sul fatto che il dolore, il gonfiore improvviso o un cambiamento di colore degli arti inferiori non vanno mai sottovalutati: possono rappresentare campanelli d’allarme di una trombosi in corso. In conclusione, la presenza di vene varicose deve essere considerata una condizione vascolare a pieno titolo, da gestire con un approccio proattivo, multidisciplinare e personalizzato. La prevenzione trombotica in questi pazienti non è solo buona pratica clinica, ma una vera opportunità di medicina predittiva.

