Intervista esclusiva di Antonello Sette a Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano

Professor Remuzzi, la notizia che rimbalza dagli Usa è sensazionale. Un vaccino sarà un efficacissimo antidoto contro la recidiva e le metastasi del melanoma…

“L’annuncio di Moderna è del 19 agosto. I risultati preliminari dello studio di fase 3, denominato INTerpath001, dimostrano che i tempi di sopravvivenza libera da recidiva e da metastasi nel melanoma risultano forse i più importanti di sempre, fra quelli ottenuti, con quelli che vengono un po’ impropriamente catalogati come vaccini terapeutici contro il cancro. Quello annunciato non è in effetti un vaccino che impedisce lo sviluppo del melanoma. È, in realtà, un farmaco mRNA, simile a un vaccino, che viene somministrato a persone che hanno già avuto un melanoma, sono state operate e sono al momento libere da malattia visibile, ma ad alto rischio di recidive”.

Qual è l’obiettivo?

“L’obiettivo è quello di impedire che la recidiva si manifesti o che ci siano metastasi a distanza di tempo. È una terapia creata per prevenire la recidiva del melanoma dopo la chirurgia. Il nome di questo farmaco/vaccino è Intismeran autogene, che sostituisce la precedente denominazione mRNA-4157/V940”.

Lei parla di terapia personalizzata. In che cosa consiste?

“Si prende un campione di melanoma asportato, si isola il DNA, si individuano le mutazioni tumorali, confrontandole con le cellule normali dello stesso paziente e, a quel punto, interviene l’intelligenza artificiale che, attraverso l’algoritmo, seleziona sino a 34 neoantigeni, ovvero proteine anomale che potenzialmente possono essere riconosciute dal sistema immunitario. Si costruisce proprio per quel paziente un mRNA che contiene istruzioni per produrre quei neoantigeni che saranno poi presentati al sistema immunitario così da generare linfociti T capaci di riconoscere eventuali cellule di melanoma rimaste nell’organismo. Insomma, la chirurgia toglie il tumore che vediamo e il vaccino cerca di insegnare al sistema immune a scovare quello che non vediamo. Al vaccino si aggiunge poi pembrolizumab, un anticorpo monoclonale anti-PD-1, che è già una terapia adiuvante standard per il melanoma. Le due strategie sono sinergiche in quanto il vaccino genera ed espande linfociti specifici per quel tumore, l’anticorpo monoclonale toglie uno dei freni che il melanoma perfidamente utilizza per paralizzare quei linfociti”.

Si era ripartiti dallo studio di fase 2b…

“Sì, questo studio di fase 3 su 1137 pazienti viene dopo quello precedente di fase 2b, che era stato pubblicato su Lancet nel 2024. Era uno studio su un bacino di pazienti assai più ridotto, 157 pazienti con melanoma ad alto rischio, trattati con il vaccino mRNA più pembrolizumab, o pembrolizumab da solo. C’è stata una riduzione del rischio di recidiva e di morte del 49 per cento e una parallela riduzione del rischio di metastasi e di morte del 59 per cento. A 5 anni di distanza quasi il 70 per cento dei pazienti trattati con mRNA più pembrolizumab era libero da recidiva contro il 49 con solo pembrolizumab”.

E ora è arrivata la fase 3….

“Il 19 agosto Moderna ha annunciato che è aumentata in modo significativo la sopravvivenza libera da ricorrenza e anche quella da metastasi a distanza. Parliamo tutti da anni di terapia personalizzata e lo dice uno che è sempre rimasto un po’ critico sull’impiego del termine “terapia personalizzata” con troppa disinvoltura. Personalizzati sono stati la prima trasfusione, il primo trapianto con l’utilizzo dell’HLA per individuare il ricevente adatto ad un determinato donatore. Quello che si è fatto finora per i tumori è di scegliere fra farmaci che ci sono già la terapia più adatta per quel gruppo di pazienti. L’hanno chiamata personalizzata, ma in realtà è destinata al gruppo di pazienti che hanno le stesse caratteristiche.
La prospettiva ora è radicalmente cambiata. Si è fabbricato un farmaco nuovo, partendo dal singolo paziente. Sequestriamo il tumore e troviamo l’antigene tumorale capace di suscitare una risposta immune. Una terapia che vale solo per quel paziente e per nessun altro. Questa sì che è una “terapia personalizzata”, perché non partiamo da preesistenti farmaci adattati al paziente, ma dal tumore e si crea un farmaco specifico per provare a debellarlo. Non era mai stato fatto prima. Non eravamo mai stati capaci di insegnare al sistema immune a reagire contro il suo stesso tumore”.

Presumo che ci vorrà del tempo per cantare vittoria…

“Ancora non sappiamo con assoluta certezza se i pazienti trattati con il nuovo approccio integrato e personalizzato vivano realmente più a lungo”.

Stiamo parlando di un farmaco che assomiglia da vicino a un vaccino. I vaccini contro il Covid sono mediaticamente saliti sul banco degli imputati, vittime designate di pregiudizi e dietrologie…

“E l’ondata di ritorno è stata particolarmente pesante. La cattiva informazione, che ha attraversato gli Stati Uniti ai tempi dei vaccini per il Covid, si è tramutata in difficoltà nel trovare i candidati all’esperimento e arrivare agli oltre 1100 alla fine selezionati, tanto che, per raggiungere il numero prestabilito, si è dovuto ricorrere a centri esterni, compresi alcuni italiani, come il Pascale di Napoli, l’Istituto Nazionale dei Tumori e lo IEO. È davvero incredibile come una novità così importante per la cura dei tumori, che se non si può definire rivoluzionaria, le è molto vicina, abbia rischiato di naufragare per il contraccolpo delle fake news su un vaccino che ha salvato milioni di vite umane”.

Vaccini personalizzati crescono…

“Sì, in tanti stanno lavorando per vaccini personalizzati. Merck e Moderna sono in fase 1 per i tumori del pancreas, dello stomaco e del polmone. In Cina BioNTech si sta occupando dei tumori del colon, del pancreas e della mammella. La scoperta annunciata da Merck e Moderna rappresenta, a mio giudizio, uno dei passi più importanti compiuti dalla ricerca scientifica nella battaglia contro i tumori degli ultimi vent’anni”.

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