Intervista esclusiva di Antonello Sette a Pasquale Striano, Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Genova e Direttore UOC Neurologia Pediatrica e Malattie Muscolari IRCCS G.Gaslini

Professor Striano, la ricerca sull’epilessia farmacoresistente, coordinata da Teresa Ravizza dell’Istituto Mario Negri di Milano, a cui ha collaborato in rappresentanza dell’Università di Genova e dell’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini, apre scenari nuovi per tutte le persone colpite da questa patologia…

“Il lavoro si concentra su un aspetto molto innovativo, ovvero sul possibile ruolo del microbiota intestinale nella progressione dell’epilessia farmacoresistente e dei disturbi cognitivi che spesso accompagnano questa condizione. In particolare, abbiamo studiato nell’animale una miscela di acidi grassi a catena corta, composta da sostanze naturalmente prodotte dai batteri intestinali attraverso la fermentazione delle fibre alimentari. Questi metaboliti non agiscono solo al livello dell’intestino, ma possono influenzare il sistema immunitario, i processi infiammatori e, come abbiamo dimostrato, indirettamente anche il sistema cerebrale.”

In estrema sintesi, che cosa avete capito?

“I risultati sperimentali, che abbiamo ottenuto, suggeriscono che la miscela sperimentata di acidi grassi a catena corta possa addirittura rallentare la progressione dell’epilessia e ridurre alcuni meccanismi infiammatori, con il possibile miglioramento dei deficit cognitivi associati alla condizione epilettica. Stiamo ovviamente parlando di una ricerca preclinica. Non abbiamo, quindi, ancora una terapia disponibile nella pratica quotidiana per le persone con epilessia, ma i risultati ottenuti sono molto promettenti e, oltre a confermare quello che già facciamo nella clinica, laddove variamo ad hoc il regime alimentare, rafforzano l’idea che l’asse intestino-microbiota-cervello possa rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico”.

Qual è il prossimo step?

“In un futuro, che mi auguro il più ravvicinato possibile, dovremmo comprendere meglio quali persone possono beneficiare di questo approccio, definire ovviamente i dosaggi di questa miscela di acidi grassi a catena corta e valutarne non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza in studi clinici specifici”.

Una collaborazione a tre teste che ha funzionato alla grande, visto i risultati raggiunti…

“Siamo molto contenti di questa collaborazione, che continua, e continuerà nel tempo, con l’Istituto Mario Negri. Una collaborazione, che rappresenta un importante riconoscimento scientifico e, soprattutto, conferma, a parer mio, l’importanza della collaborazione multidisciplinare fra ricerca di laboratorio, neurologia pediatrica e clinica, con l’impatto nella vita quotidiana”.

Una collaborazione che, se ho capito bene, prospetta una soluzione capace di andare ben oltre il contrasto ai sintomi della malattia. L’obiettivo a questo punto è di attaccare la progressione della malattia, ancor prima che produca gli attacchi epilettici…

“I risultati sperimentali suggeriscono un effetto non solo sui sintomi, ma potenzialmente anche sul decorso della malattia, rallentandone la progressione e contrastando il progressivo deterioramento cognitivo. È un aspetto molto rilevante, perché l’epilessia farmacoresistente non va più considerata una condizione esclusivamente legata alla ricorrenza delle crisi, ma una condizione progressiva dinamica, in cui la neuroinfiammazione e le alterazioni delle reti cerebrali possono contribuire a un peggioramento senza ritorno”.

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