Intervista esclusiva di Antonello Sette ad Adele Valente, ginecologa della Casa di Cura Santa Famiglia

Dottoressa Valente, l’immagine della donna si è evoluta nel tempo. Oggi vediamo sempre più donne belle e vitali al di là e addirittura in ragione dell’età anagrafica. La menopausa sembra arrivare troppo presto…

“La menopausa è una fase fisiologica della vita delle donne. È una transizione biologica di fondamentale importanza, che va conosciuta e opportunamente trattata. Oggi l’aspettativa di vita della donna si attesta, secondo i dati Istat ’20-‘25, intorno agli 85 anni. Ne consegue che una donna trascorre oltre un terzo della propria vita in menopausa. Non possiamo, quindi, più considerarla sic et simpliciter come la fine dell’età fertile, ma come una lunga stagione della vita femminile, che merita la massima attenzione dal punto di vista della salute e della qualità di vita”.

Come potete aiutare le donne arrivate al delicato e, per alcune di loro traumatico, traguardo della menopausa?

“Le donne si devono in qualche modo aiutarsi anche da sole. Nonostante ne sia comprovata l’efficacia, la terapia ormonale sostitutiva è praticata solo da una minoranza. Questa resistenza maggioritaria è riconducibile a una persistente paura indotta di una maggiore incidenza del tumore al seno. Una paura nata e immediatamente diffusasi a macchia d’olio, dopo lo studio Women Health Initiative del 2002. Oggi tutte le principali autorità scientifiche internazionali unanimemente ritengono che le donne, correttamente selezionate e trattate entro la cosiddetta finestra di opportunità, che secondo le ultime linee guida corrisponde al limite massino di 60 anni o di 10 dall’ultima mestruazione, ricevono dalla cura ormonale benefici di gran lunga superiori ai rischi. È, quindi, fondamentale superare paure non supportate dalle attuali evidenze scientifiche e diffondere un’informazione non prevenuta, ma corretta”.

Per alcune donne la terapia ormonale è particolarmente indicata?

“Una particolare attenzione meritano le donne con un’insufficienza ovarica anticipata, più nota come menopausa precoce, che colpisce fra il 5 e il 7 per cento della popolazione femminile. In questi casi la terapia ormonale sostitutiva non dovrebbe essere considerata solo un’opzione, ma una vera e propria terapia medica obbligatoria che, come suggeriscono le linee guida, deve essere proseguita almeno sino all’età naturale della menopausa”.

L’approccio deve essere più consapevole, senza fuorvianti tabù e pregiudizi?

“La menopausa non deve essere affrontata esclusivamente per prevenire le patologie a lungo termine, quali osteoporosi, rischi di fratture ossee, cardiovascolare e di deficit della funzione cognitiva e cerebrale, ma anche per contrastare, attraverso la terapia ormonale, una sintomatologia che in alcuni casi diventa invalidante. L’obiettivo di noi ginecologi non deve essere solo quello di prolungare la vita delle donne, ma di farle vivere meglio, preservando salute, autonomia e qualità di vita per tutti gli anni successivi alla menopausa. Le decisioni terapeutiche devono essere personalizzate, basate su evidenze scientifiche e condivise da medico e paziente, andando al di là di qualsiasi ingiustificata paura e mal posti pregiudizi, che ancora oggi limitano purtroppo l’accesso a trattamenti benefici, efficaci e sicuri”.

Un’ultima curiosità. Ci sono alternative alla terapia sostitutiva, basata sugli ormoni endogeni?

“Negli ultimi tempi si è sviluppato un crescente interesse per gli ormoni bioidentici. Sono nient’altro che molecole derivate da una pianta, che hanno una struttura chimica identica a quella degli ormoni prodotti dal nostro organismo. Oltre agli ormoni bioidentici, la cui utilizzazione è stata ufficialmente approvata, sono disponibili anche quelli galenici che per loro natura, sono personalizzabili e rappresentano, un’opzione praticabile, però, solo all’interno di un percorso di cura ad personam”.

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