Intervista esclusiva di Antonello Sette a Pier Luigi Bartoletti, Vicesegretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale
Vicesegretario Bartoletti, il decreto Schillaci per la riforma dell’assistenza primaria è stato apertamente contestato dai medici di famiglia. Il dissenso verte soprattutto sull’introduzione del doppio regime obbligatorio fra medici fiduciari e dipendenti, con relativo monte ore prestabilito…
“L’amara realtà è che il disposto combinato che si prospetta ricalca molto da vicino il sistema adottato dagli inglesi nel 2012, che ha di fatto distrutto la sanità pubblica. L’unica differenza fra noi e loro era che sino al decreto la medicina generale non era stata toccata. Ora, bontà del ministro della Salute, abbiamo completato l’opera. Il disastro inglese è diventato, nero su bianco, il disastro italiano. E a rendere ancora più amara la pillola da mandar giù è l’incrocio temporale degli eventi. Gli inglesi, che erano arrivati primi, stanno scendendo dal Titanic, mentre noi stiamo salendo a bordo felici e contenti. Allineare sulla stessa piattaforma l’offerta pubblica e quella privata corrisponde a una visione a dir poco miope oppure, ma mi auguro di no, alla lucida volontà di smantellare il pubblico a favore del privato accreditato. Oggi, il blocco del turn over e delle assunzioni ha ridotto gran parte delle Aziende Sanitarie pubbliche, soprattutto quelle in piano di rientro, al collasso. Il rischio concreto è che, nel giro di un anno e mezzo, tutta o quasi l’offerta sanitaria passerebbe dal pubblico al privato, spinto dal Cup centralizzato, ovvero l’autostrada che convoglia la domanda verso i centri di offerta più efficienti. Lo Stato da committente si trasformerebbe in un ente che acquista dei servizi, in un cliente. Hai messo tutto in mano ai privati e hai accreditato la loro offerta con un timbro pubblico. È la logica perversa del prestazionificio. Tu Stato stai cercando di abbattere le liste d’attesa non personalizzando la domanda, ma aumentando e duplicando l’offerta, in nome e per conto di sua maestà il consenso a qualsiasi costo, quando il tema è un altro…”.
E quale sarebbe il vero tema all’ordine del giorno?
“L’Italia nei prossimi vent’anni vivrà un inverno demografico senza precedenti. Non servirà un prestazionificio, che renda clienti le persone anziane, ma prendersi cura della persona in tutta le sue complessità e aspettative e curarla nel miglior modo possibile, in modalità sartoriale. Stiamo, invece, imboccando una strada che va inesorabilmente nella direzione opposta. Oltretutto, dulcis in fundo, il decreto sancisce la divisione ufficiale dell’Italia in 21 sistemi regionali profondamente diversi gli uni dagli altri. Ognuna con la propria autonoma programmazione”.
Vengono, però, sbloccate le assunzioni. Non è almeno questa una buona notizia?
“È uno specchietto per le allodole, perché alcune Regioni potranno farle e altre neppure prenderle in considerazione. E anche l’idea di far lavorare i medici il sabato e la domenica con una flat tax dedicata non significa aumentare gli stipendi, che sono e restano i più bassi d’Europa, ma solo proporre un cottimismo che si pensava estinto per sempre. Sono disposizioni copiate di sana pianta dalla rivoluzione inglese del 2012, i cui risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti, compresi i loro, che, a partire dal 2022, hanno cominciato a sbarcare in fila indiana dal Titanic”.
Nello specifico quale sono le criticità del sistema duale per la medicina generale?
“Il sistema duale per la medicina generale spacca in due una figura che è centrata sul rapporto fiduciario. Direi per compensare il cambiamento di prospettiva, che anche per i dipendenti è previsto il rapporto fiduciario è una vera e propria alterazione della realtà, giuridica e amministrativa. Se un medico è dipendente, lo è dell’azienda, mentre nel rapporto fiduciario dipende solo dal cittadino, che può sceglierlo e revocarlo liberamente. Affermare che un medico dipendente risponderà comunque al cittadino con un rapporto fiduciario è semplicemente falso”.
Qualcosa di buono l’avranno pur fatto…
“Certo, anche gli orologi rotti segnano due volte al giorno l’ora esatta. È necessario innovare il sistema, attualizzare con la medicina d’iniziativa il network professionale, il lavoro in team. La medicina generale, denominazione legata al secolo passato, va riammodernata e resa capace di raccogliere la sfida demografica. È necessario rivedere l’organizzazione del sistema, oggi a silos compartimentati, rendendola un sistema che si misura sui processi di cura e non sui tetti di spesa. Il Decreto è un capolavoro di comunicazione che fa passare per innovazione misure che sostanzialmente servono a tamponare nell’immediato le falle di un sistema che fatica a raggiungere gli obiettivi del PNRR. Che, però, lo ricordo a tutti, non sono quelli di popolare le Case di Comunità, ma quelli di farle funzionare, rilanciando la sanità pubblica attraverso il potenziamento della rete territoriale”.
Che cosa servirebbe di diverso allora?
“Servirebbe ridare tranquillità, legittimità e autorevolezza al medico di medicina generale, anziché additarlo come responsabile dei fallimenti e, soprattutto, bloccare l’emorragia dei medici, che sta purtroppo coinvolgendo anche la medicina generale. Fino a dieci anni fa sarebbe stato impensabili vedere così tanti giovani medici di medicina generale rinunciare agli incarichi come, del resto, era fuori da ogni schema logico la pensione vissuta come la panacea di tutti i malesseri via via accumulati nel corso degli anni. Quanto all’accreditamento del privato, andrebbe bene se fosse accompagnato da regole precise e circostanziate che, mettendo, in competizione i due sistemi pubblico e privato, mirino ad aumentare l’efficienza della macchina pubblica, piuttosto che usarla come ruotino di scorta del privato. Oggi, per esempio, non sono neppure previsti i criteri di valutazione dell’efficienza aziendale pubblica, una volta che ci si accorgesse di divari insostenibili tra le due offerte”.
In estrema sintesi, come definirebbe il decreto Schillaci?
“È un provvedimento di molta propaganda e pochissima sostanza, a dir poco bizzarro nel metodo e nelle motivazioni. Non ci si può accorgere, a distanza di 5 anni e a soli due mesi dalla scadenza, che il PNRR deve essere rispettato, quando nel 2021 il rapporto Nomisma aveva già evidenziato tutte le criticità, che potevano essere affrontate, gestite e risolte, con largo anticipo rispetto a quella che nel calcio si chiama zona Cesarini. Noi eravamo, siamo e saremo sempre disponibili a sostenere il sistema pubblico, di cui siamo parte, dal 1978, ma non a fare i capri espiatori di responsabilità non nostre e, soprattutto, ad avallare metodi e contenuti, che già hanno dimostrato di non comportare benefici, né per il Paese, né per i cittadini”.

