Intervista esclusiva di Antonello Sette a Giovanni Martinotti, professore ordinario di Psichiatria presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti
Professor Martinotti, l’umore è lo stato d’animo che accompagna, nel bene e nel male, la nostra vita. Quando uno sbalzo può definirsi patologico e, conseguentemente, allarmante?
“I disturbi dell’umore sono diffusissimi. Quelli che noi siamo più bravi a classificare e a distinguere sono i disturbi depressivi, che coinvolgono notoriamente una fetta molto significativa della popolazione. A rendersi conto di se e quanto è depressa una persona è capace anche il cerchio di chi, parente o amico, le ruota intorno. Ben diverso e molto più complicato è l’approccio ai disturbi dell’umore etichettati come bipolari, di tipo 1 e 2, e ciclotimici. Questi tipi di disturbi prevedono tutti, accanto alla depressiva, una fase in cui l’umore sale, laddove la persona diventa euforica, iperattiva rispetto al suo standard solito, impulsiva, magari improvvisamente scriteriata nello spendere, fino allo scatenarsi di momenti di aggressività, ogniqualvolta si cerca di contrastare i suoi comportamenti fuori dalle righe. È la cosiddetta fase maniacale, ossia la fase di iperattivazione dell’umore, dove si manifestano euforia e lievitazione dell’attività produttiva. Parliamo di episodio maniacale, quando i sintomi caratterizzanti arrivano a un livello tale da rendere necessario un ricovero. È il disturbo di tipo bipolare 1, associato alla presenza di mania”.
Qual è la differenza fra mania e ipomania?
“L’ipomania, presente nel disturbo bipolare di tipo 2, è una mania caratterizzata dagli stessi sintomi, ma più lievi, al punto da non comportare la necessità di un ricovero. In entrambi i casi l’umore va nella parte up dell’euforia, ma con una sostanziale differenza. Nel disturbo di tipo 1 l’umore sale in misura esponenziale, mentre nell’ipomania lo sbalzo è più limitato e, conseguentemente, più gestibile. La ciclotimia si distingue dalla mania e della ipomania per la minore intensità sia dal lato depressivo che del polo up dell’euforia, ma con intervalli interepisodici, fra l’uno e l’altro, molto più rapidi. La persona ciclotimica fa su e giù, passando, quasi senza soluzione di continuità, da un momento down a uno up. Sono quelle persone che nel gergo comune eravamo soliti etichettare come “lunatici”. I disturbi caratterizzati dall’iperattivazione dell’umore, che sono diffusi molto di più di quanto normalmente si creda, sono talvolta invalidanti, specie se associati all’uso di sostanze. Nella fase di iperattivazione, il paziente avverte spesso la necessità di utilizzare sostanze psicoattive, spinto, come è, ad aggiungere benzina nel motore dell’eccitazione umorale”.
Gli effetti dei disturbi dell’umore possono attivare pericolose tentazioni autolesionistiche?
“L’impulsività può accelerare i processi decisionali, ma anche indurre a compiere gesti di tipo autolesivo, fino al rischio, concreto per quanto estremo, del suicidio. Nei disturbi bipolari di tipo 1 e 2 osserviamo, infatti, un’alta tendenza a commettere gesti di tipo anticonservativo, particolarmente pericolosi nelle ondate depressive. È importante sottolineare che molto spesso le due fasi dell’umore, quella in cui si va su e quella in cui si va giù, si accendono insieme. Sono episodi che chiamiamo misti, caratterizzati da manifestazioni simultanee di depressione e iperattivazione. Può accadere che una persona da una parte voglia fare mille cose, tutte insieme e subito, ma dall’altra abbia un carico di pensieri negativi, laddove per lui la vita non ha più un senso e gli sembra di combattere una battaglia impari, lui solo contro tutti. È uno stato molto pericoloso, perché il soggetto può avere dalla sua molta forza e capacità di organizzarsi, ma anche la determinazione che può portarlo a commettere gesti estremi. Gli stati misti sono, quindi, contrassegnati da un elevato e concreto rischio letale”.
Un tempestivo e adeguato trattamento farmacologico può scongiurare anche le derive più gravi, comprese quella apparentemente senza ritorno?
“Oggi i disturbi dell’umore, bipolari e ciclotimici, possono essere fronteggiati con diverse strategie farmacologiche, tra queste la terapia a base di litio, che rappresenta il golden standard di riferimento. Il litio è presente in natura nell’acqua e in molti altri elementi e può essere assunto farmacologicamente in concentrazioni più alte. È un farmaco estremamente efficace, capace di ridurre l‘intensità e la frequenza degli episodi negativi legati all’umore, e, conseguentemente, di migliorare sensibilmente la qualità della vita, abbattendo, o quantomeno, riducendo sensibilmente, il rischio suicidario. È, naturalmente, un farmaco da monitorare, valutando attentamente la funzionalità tiroidea, epatica e renale, ma, al netto dei controlli e delle compatibilità, il litio è un farmaco sperimentato e affidabile. Una grande risorsa a disposizione dei pazienti affetti da disturbi dell’umore”.

