Intervista esclusiva di Antonello Sette ad Alessandro Fiocchi, Direttore UOC di Allergologia e Direttore Unità di Ricerca di Allegologia e Fibrosi Cistica, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma
Dottor Fiocchi, è tempo di allergie primaverili. È una patologia fastidiosa, talvolta pericolosa e invalidante, che presumo si sia evoluta nel corso degli anni. Che cosa è cambiato in una storia secolare le cui tracce si perdono nel tempo?
“Sono cambiate, innanzi tutto, le prevalenze. Da rara, quale era alla fine della seconda guerra mondiale, l’allergia ai pollini è diventata una malattia frequente, che colpisce fra il 20 e il 25 per cento degli adolescenti. È sempre varia la distribuzione geografica, ma registriamo una rinnovata varietà delle specie arboree che ci circondano. Al Nord d’Italia imperversano Betulla e Nocciolo, al Centro Cipresso e Ulivo, al Sud Ulivo e Parietaria. Si sono, di conseguenza, aggiunte nuove allergie, mentre le vecchie tendono a cambiare la loro stagionalità. Fra le nuove allergie la più eclatante è quella all’ambrosia, che è comparsa qualche decina di anni fa nell’Italia settentrionale, per poi propagarsi recentemente anche nell’Agro Pontino intorno a Roma, diventando a pieno titolo una specie infestante”.
Le mutazioni nella stagionalità le avvertiamo sempre più frequentemente sulla nostra pelle…
“La mutazione più interessante riguarda le graminacee. Nella Pianura Padana, ad esempio, si è passati da una stagionalità compresa fra aprile e giugno a una più ampia, che retrodata a marzo e vede spesso una nuova robusta fioritura a settembre”.
È cambiato anche il grado della gravità?
“La gravità cambia in ragione della pollinazione e dell’esposizione. Dove c’è più polline, c’è più rischio. In quest’ultimo periodo il cambiamento climatico incoraggia le piante a pollinare di più e gli episodi di asma da polline, che ci capita di vedere, sono sicuramente più numerosi e perniciosi che in passato. Una forma allergica riconducibile al cambiamento climatico e, sulla scia di questo in costante espansione, è la cheratocongiuntivite primaverile, una congiuntivite molto fastidiosa e, in qualche caso, anche pericolosa e grave, dal momento che può causare lesioni alla cornea”.
Sono cambiate anche i rimedi atti a rimuovere, o quantomeno ad alleviare, le manifestazioni allergiche?
“I rimedi sono cambiati, declinandosi però quasi tutti su tastiere analoghe. La tastiera degli antistaminici ha visto affacciarsi nuovi farmaci più selettivi e potenti, ma allo stesso tempo collateralmente meno sedativi, che possono essere assunti anche solo una volta al giorno, anziché due come in passato. Gli antistammici, seppure rivisitati, continuano a interpretare il ruolo protagonista del trattamento di tutte le patologie allergiche. La seconda tastiera è quella degli spray nasali, laddove negli ultimi tempi si è fatto prepotentemente spazio un nuovo attore. Avevamo già da anni la disponibilità di spray cortisonici, molto efficaci e che potevano essere somministrati per lungo tempo, e di spray antistaminici, utilizzabili solo nel breve periodo e peraltro con minore efficacia. Negli ultimi anni sono comparse associazioni fra l’uno e l’altro, che hanno di molto aumentato la resa degli spray nasali nella complessiva orchestrazione del trattamento delle allergie respiratorie. In virtù della maggiore efficacia dell’associazione cortisonica-antistaminica, prescriviamo sempre di più gli spray combinati, piuttosto che gli antistammici a uso orale”.
Ci sono poi i capitoli, o le tastiere come efficacemente li chiama lei, dell’immunoterapia e della biologia applicata…
“Sì, abbiamo lo specifico registro dell’immunoterapia, che è stata segnata negli ultimi tempi dalla trasformazione in farmaci di prodotti prima concepiti singolarmente, paziente per paziente. Fino a pochi anni fa l’unica opzione era, infatti, quella di ricevere a casa una boccettina di un preparato con nell’etichetta scritto il nome del paziente, in ipotesi allergico alle graminacee e alla betulla. Oggi gli allergici alle graminacee possono trovare in farmacia le pastiglie che fanno al caso loro, oltretutto rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale. È questo, da ogni punto di vista, un grande avanzamento rispetto al passato dell’immunoterapia ad personam; questi prodotti non sostituiscono i precedenti, ma offrono una nuova opportunità. Ancora non disponibili in Italia però sono le pastiglie per i pollini di alberi. L’immunoterapia che è l’unica in grado di guarire definitivamente. Tutte le altre sono, infatti, vòlte a vincere la battaglia stagionale, cioè a controllare l’allergia per la singola stagione. Solo l’immunoterapia può vincere la guerra. Accanto all’immunoterapia va salutato con estremo interesse l’avvento dei farmaci biologi, che sono in grado di contrastare le allergie, soprattutto quando sono associate a determinate complicanze. Se per esempio l’allergia ai pollini è associata ad asma cronico, i farmaci biologici dell’asma possono essere messi in campo con successo anche sulla rinite e la sinusite allergica. Un’analoga opzione è praticabile qualora l’allergia sia associata all’esofagite. Anche in questo caso abbiamo a disposizione un farmaco biologico che controlla simultaneamente la pollinosi e l’esofagite. E così, analogamente, possiamo curare contemporaneamente l’allergia e la dermatite atopica. Quando l’associazione è con la cheratocongiuntivite, si entra in un campo più minato, perché dobbiamo giocoforza utilizzare farmaci che vanno preparati di volta in volta”.

