Intervista esclusiva di Antonello Sette ad Andrea Fagiolini, Professore Ordinario di Psichiatria Università di Siena e Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese
Professor Fagiolini, che cos’è la depressione e quali sono i sintomi che la caratterizzano?
“La depressione non coincide con la normale tristezza e neppure con una reazione passeggera a una difficoltà della vita. È una condizione clinica che può alterare l’umore, i pensieri, l’energia, il sonno, l’appetito, la concentrazione e la capacità di provare piacere. I sintomi più tipici sono umore depresso, perdita di interesse o piacere per attività prima gradite, alterazioni del sonno e dell’appetito, stanchezza marcata, riduzione dell’energia, difficoltà di concentrazione, sentimenti di colpa o autosvalutazione, pessimismo. In alcuni casi compaiono anche rallentamento psicomotorio, irritabilità, ansia e sintomi fisici come dolori o disturbi gastrointestinali. Alcuni pazienti perdono la voglia di vivere e può comparire ideazione suicidaria. Per parlare di episodio depressivo, questi sintomi devono essere persistenti e interferire con il funzionamento quotidiano”.
Quali sono i principali tipi di depressione?
“La distinzione fondamentale è tra depressione unipolare e depressione bipolare. Nel disturbo depressivo maggiore (o depressione unipolare), la persona presenta uno o più episodi depressivi, ma non ha mai avuto episodi di mania o ipomania. Nel disturbo bipolare, invece, gli episodi depressivi si alternano o si associano nel tempo a fasi di mania o ipomania, cioè periodi di umore insolitamente elevato o irritabile, aumento dell’energia, ridotto bisogno di sonno, maggiore impulsività, accelerazione del pensiero o aumento dell’attività. Clinicamente è una distinzione cruciale, perché una depressione bipolare può somigliare molto a una depressione maggiore, ma il trattamento cambia in modo rilevante”.
Qual è il ruolo della solitudine? La solitudine può essere causa della depressione? E può esserne una conseguenza? Cosa possono fare familiari e amici per aiutare un paziente depresso?
“La solitudine può essere sia un fattore di rischio sia una conseguenza della depressione. Da un lato, sentirsi soli, isolati o privi di relazioni significative può aumentare la vulnerabilità depressiva; dall’altro, quando una persona è depressa tende spesso a ritirarsi, evitare i contatti, rispondere meno ai messaggi, uscire meno e sentirsi di peso, e questo aggrava ulteriormente l’isolamento. In altre parole, tra depressione e solitudine può crearsi un circolo vizioso. Familiari e amici possono fare molto, purché evitino frasi banalizzanti come ‘reagisci’, ‘distraiti’ o ‘devi volerlo’. Di solito è più utile esserci in modo costante, ascoltare senza giudicare, incoraggiare con delicatezza una valutazione professionale, aiutare la persona a non interrompere i contatti con il mondo e a mantenere una minima routine. È importante anche prendere sul serio, eventuali frasi di disperazione o di forte sfiducia. L’obiettivo non è sostituirsi al medico o allo psicoterapeuta, ma aiutare la persona a non restare sola dentro la malattia”.
Quali sono i criteri per cui si usa un farmaco invece di un altro?
“La scelta del trattamento dipende prima di tutto dalla diagnosi corretta. Nella depressione unipolare, soprattutto se moderata o grave, si possono usare antidepressivi, psicoterapia o una combinazione delle due, mentre nelle forme lievi gli interventi psicologici hanno spesso un ruolo iniziale importante. Nella depressione bipolare, invece, la logica terapeutica è diversa: l’uso di antidepressivi va valutato con molta cautela e di regola non rappresenta la strategia principale da soli, perché il rischio è quello di destabilizzare il decorso in soggetti predisposti. Oltre alla distinzione tra unipolare e bipolare, si guarda al profilo clinico concreto del paziente: presenza di ansia, insonnia, rallentamento, affaticamento, sintomi cognitivi, dolore, perdita di appetito, agitazione, comorbidità mediche, altre terapie in corso, precedenti risposte ai farmaci e tollerabilità. In pratica, non esiste il farmaco migliore in assoluto: esiste il farmaco più adatto a quel paziente, in quel momento, con quei sintomi e in quel contesto clinico”.
Quali sono le cause e le conseguenze di un mancato o ritardato riconoscimento o trattamento?
“Il ritardo nel riconoscimento può dipendere da molti fattori: stigma, vergogna, tendenza a considerare i sintomi come semplice stress o stanchezza, prevalenza di sintomi fisici invece che emotivi, paura dei farmaci, difficoltà di accesso alle cure, oppure errore diagnostico quando non si riconosce, per esempio, una depressione mascherata da ansia, insonnia o dolore. Le conseguenze possono essere importanti: maggiore gravità dei sintomi, peggior funzionamento sociale e lavorativo, aumento del rischio di cronicizzazione, maggiore probabilità di risposta incompleta ai trattamenti, più sintomi residui, più ricadute e, nei casi più severi, aumento del rischio suicidario. Una più lunga durata di malattia non trattata si associa in media a esiti peggiori. Per questo riconoscere e trattare la depressione presto è fondamentale”.
Può darci, sinteticamente, un messaggio finale?
“Il punto essenziale è che la depressione è una malattia frequente, seria, ma curabile. Prima viene riconosciuta correttamente, meglio si può intervenire. E più la diagnosi è precisa, più il trattamento può essere personalizzato e davvero efficace”.

