Intervista esclusiva di Antonello Sette al professor Edoardo Manfredi, Direttore del Reparto di Protesi e Gnatologia dell’Università di Parma

Professor Manfredi, il tempo dedicato al sonno impegna un terzo della nostra vita. Dormire bene è importante, ma è tutt’altro che scontato. Venerdì prossimo 13 marzo si celebrerà la giornata mondiale del sonno. Un evento globale di estrema importanza…

“La giornale mondiale del sonno si propone lo scopo di sensibilizzare le persone in generale, e la classe medica in particolare, sull’importanza della diagnosi e, conseguentemente, delle terapia nelle malattie del sonno; esiste un sottocapitolo specificamente dedicato alla parte che rientra in ambito odontoiatrico, laddove parliamo di diagnosi e terapia delle apnee ostruttive e del bruxismo”.

Qual è, quindi, in buona sostanza il ruolo dell’odontoiatra?

“Di medicina del sonno se ne occupano trasversalmente diversi specialisti. Io mi occupo della parte di competenza odontoiatrica. Tutto parte dall’ipotesi diagnostica, perché ad oggi il grande problema della medicina del sonno resta una corretta e tempestiva diagnosi. Ci sono poche strutture specializzate, pochi strumenti e, soprattutto, le patologie del sonno, comprese quelle più prevalenti, come le apnee ostruttive, hanno un collo di bottiglia molto largo, che rende difficile la diagnosi. L’ipotesi diagnostica, però, mette eventualmente in gioco l’odontoiatra e, se vogliamo, come credo sia giusto, allargare gli orizzonti, talvolta anche l’igienista dentale. Se è vero che la diagnosi è in ultima analisi medica, il ruolo dell’odontoiatra è sempre stato descritto nelle linee guida, come quello di sentinella diagnostica”.

Quali sono i compiti che gli accademici si devono assumere in prima persona?

“Il primo passo che, come classe odontoiatrica e come accademici dobbiamo fare e, peraltro stiamo già facendo da tanti anni, è formare le future leve, per far sì che siano, già in partenza, adeguatamente edotte sulle malattie del sonno. Un ulteriore braccio armato della formazione sono i corsi e i master post laurea, universitari e non, organizzati per formare e aggiornare i professionisti dislocati sul territorio”.

Lei ha parlato di diagnosi e di formazione. Resta da affrontare la parte, altrettanto, se non ancora più essenziale, della terapia…

“Sulle terapie andrebbe sollecitata, in primo luogo, la classe medica, chiamata a recepire l’importanza delle ultime possibilità, in primis di quelle che contrastano, con un’efficacia sino a pochi anni fa neppure immaginabile, le apnee del sonno. Noi utilizziamo la terapia dell’avanzamento mandibolare, indicata dalle linee guida internazionali per le apnee ostruttive di grado medio e lieve e anche nei casi più gravi, quando i pazienti non tollerano la Continuous Positive Airway Pressure, nota nella forma abbreviata come CPAP, e ogni altro tipo di terapia. La platea a cui possiamo rivolgerci è, quindi, ampiamente articolata. L’altro grande capitolo della medicina del sonno è rappresentato dal bruxismo, una malattia di diagnosi e terapia prettamente odontoiatriche, foriera di conseguenze sicuramente meno importanti sulla salute generale dei pazienti ma che può, tuttavia, creare problematiche rilevanti di dolore ai muscoli masticatori ed alle articolazioni temporomandibolari e danni sulle strutture dentali e protesiche, quando dobbiamo ricostruire denti che non sono più integri”.

Quali sono i progressi e le novità di ultima generazione?

“Sono, innanzi tutto, disponibili nuovi dispositivi, costruiti con materiali più performanti e duraturi, che sono di grande giovamento per i pazienti, anche perché la terapia non è fra quelle che il sistema sanitario nazionale riconosce e garantisce come indispensabili ed è, quindi, totalmente a carico del paziente. Avere a disposizione nella nostra pratica quotidiana dispositivi, costruiti con materiali meno deteriorabili e più resistenti, rappresenta per i pazienti un vantaggio non solo terapeutico, ma anche economico”.

Le novità scientifiche e tecnologiche si fermano alla maggiore resistenza dei materiali?

“La rivoluzione già in atto è rappresentata dai dispositivi indossabili. I wearable devices sono ad oggi la prospettiva più entusiasmante. Non tutti sono già validati, ma in un futuro ormai alle porte, tanto che c’è chi già parla al presente, il collo di bottiglia, di cui ho parlato all’inizio, potrà essere colmato da questi device indossabili di ultimissima generazione. Un braccialetto, un anello, un lenzuolo che copre il materasso, e tutti gli altri device già approntati, o in arrivo, ci permettono di registrare quello che accade nel corso di una notte e di tante notti successive. Sino a ieri, infatti, l’intera diagnostica della medicina del sonno, dalla poligrafia alla polisonnografia, ha preso in considerazione quasi sempre i tracciati di una sola notte, che può nello specifico essere nella media o fuori dalla media, sia in positivo che in negativo. È un grande limite che è in via di superamento, potrà presto essere considerato alla stregua di un retaggio del passato”.

SaluteIn

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