Intervista esclusiva di Antonello Sette a Gioacchino Galardo, Responsabile UOSD Pronto Soccorso Medico del Policlinico Umberto I di Roma
Dottor Galardo, il codice rosso segnala la condizione dei pazienti che vivono un estremo momento di difficoltà, sospesi come sono fra la vita e la morte…
“Il codice rosso, identifica i pazienti le cui funzioni vitali sono compromesse e necessitano di un trattamento immediato, senza il quale possono perdere la vita in breve tempo e, molto spesso, in pochi minuti. L’attribuzione del codice rosso è decisa dagli infermieri di triage, che hanno frequentato e superato corsi specifici per riconoscere i pazienti a rischio di vita e che godono per la loro professionalità e competenza della massima fiducia da parte di tutti i medici operanti nei Pronto Soccorso. I pazienti in codice rosso accedono per primi alle cure, non per motivi organizzativi, ma per preservare la vita di chi è in imminente pericolo”.
Ci sono strutture specificatamente dedicate ai pazienti in codice rosso?
“Sì, accedono direttamente alle sale rosse, di cui sono ormai dotati tutti i Pronto Soccorso, dove vengono valutati dal medico d’urgenza, supportato dallo specialista, perché il paziente in codice rosso e, quindi, a rischio di vita, va correttamente gestito da un team multidisciplinare”.
Quanto sono migliorate nel corso del tempo le percentuali di sopravvivenza?
“Partiamo dal politrauma da incidente stradale o da altri accadimenti fortuiti e imprevedibili, che configura il codice rosso più comune. I miglioramenti sono evidenti, naturalmente quando è trattato in ambiente idoneo e immediatamente, con un approccio multidisciplinare”.
Che cosa intende per ambiente idoneo?
“Alcune patologie acute sono fronteggiabili solo negli ospedali sede di DEA di II livello, punti di riferimento anche per quelli più piccoli, dove sono presenti tutte le specialità mediche che possono entrare in gioco e, di conseguenza, reperibili tutte le necessità diagnostiche e terapeutiche. La moderna gestione del politrauma nelle primissime fasi ha sensibilmente modificato le prospettive, aumentando mediamente del 25 per cento il numero dei sopravvissuti al trauma rispetto a tre, e forse anche solo due, decenni fa”.
Immagino che subito dopo il politrauma, il codice rosso segnala i pazienti colpiti da un infarto o da un ictus…
“Anche per l’infarto del miocardio c’è stata, grazie all’esecuzione in tempi rapidi dell’angioplastica, una riduzione della mortalità rispetto a un passato neppure lontano. Negli anni ’80 moriva il 20 per cento degli infartuati ricoverati al Pronto Soccorso. Oggi questa percentuale si è ridotta ad appena il 5 per cento. È una mortalità che si sta riducendo sempre di più, in corrispondenza della precocità via via crescente, dell’intervento. Una considerazione analoga si può fare per l’ictus ischemico, che siamo chiamati ad affrontare sempre più frequentemente. Consideri che il paziente, colpito da questa patologia acuta, perde in un minuto un milione e novecentomila neuroni. Immagini quanta parte del cervello in più si deteriora, se il trattamento tarda anche solo di qualche secondo. Se l’ictus, soprattutto quello che colpisce i grossi vasi, viene trattato in tempi rapidissimi, non solo farmacologicamente, ma anche meccanicamente, andando a intercettare e a rimuovere il singolo trombo, la mortalità, in questo caso estesa alla disabilità permanente, è complessivamente diminuita anch’essa del 20 per cento. Se pensiamo che in Italia le persone colpite da ictus, sono centocinquantamila all’anno, sono decine di migliaia quelle che riusciamo a salvare, preservandole anche dalla disabilità”.
Che cosa è cambiato, oltre alla maggiore tempestività, nella gestione di queste patologie potenzialmente letali?
“Innanzitutto, si è perfezionata ed è diventata molto più attendibile l’attribuzione del codice rosso, che ci permette di accelerare al massimo la valutazione dei pazienti e di intervenire, con una tempestività che prima non era neppure immaginabile, sui pazienti con una patologia tempo-dipendente. Vanno, in questo senso, distinti i pazienti che arrivano con il 118, quindi, con già una valutazione del pericolo di vita, da quelli che arrivano spontaneamente, che sono filtrati, peraltro con una straordinaria efficienza, dagli infermieri di triage. Il codice rosso è un codice che non è finalizzato a saltare la fila, ma, ogni volta che è possibile, a salvare una vita. L’altra novità, fra virgolette, importante è il trattamento multidisciplinare, diventata standard in tutte le sale rosse che mette insieme, con il comune obiettivo di preservare vite umane, il medico d’urgenza, e il personale parasanitario del reparto, che rimangono la prima insopprimibile linea di contrasto; anestesisti, cardiologi, neurologi e chirurghi, pronti a collaborare, tenendo conto della problematica specificatamente riscontrata nella patologia tempo-dipendente”.
Che cosa ci riserva il futuro? C’è ancora tanta strada da fare?
“C’è un punto essenziale che riguarda la diagnostica e, a questo proposito, vedremo cha cosa riuscirà a fare l’intelligenza artificiale. Credo, però, che dove possiamo ancora migliorare sia soprattutto il tempo d’azione. Non a caso, tutti gli ospedali sono costantemente monitorati, a partire da quelli che, come il nostro, rientrano nella competenza e nella vigilanza della Regione Lazio. L’infarto viene trattato con l’angioplastica entro quanti minuti? In caso di ictus, quali sono i tempi d’attesa per la trombolisi e l’eventuale trombectomia? È un monitoraggio che non serve a dare pagelle e a distinguere fra buoni e cattivi, ma a fissare i termini di una sfida che misura il presente, guardando nello stesso tempo al futuro. Laddove l’obiettivo non è quello di arrivare primi, ma di salvare un numero sempre maggiore di vite umane. È l’obiettivo che ci spinge, più di qualsiasi altro argomento, anche materiale, a dare il meglio di noi stessi nella nostra quotidiana lotta contro il tempo. Il tempo che, mai come in questo caso, è vita. La vita di chi si affida, anima e corpo, a noi. A noi e a nessun altro”.

