Intervista esclusiva di Antonello Sette a Matteo Giacomazzi, Coordinatore area didattica e sviluppo di Italia Emergenza

Matteo Giacomazzi, quando, come e perché viene concepita la lodevolissima idea di dar vita a Italia Emergenza?

“Italia Emergenza nasce per rispondere alle esigenze dei professionisti sanitari, che erano alla ricerca di una formazione di qualità, stabilmente e organizzativamente strutturata. Eravamo abituati ad approcciare la formazione emergenziale, ed ero anch’io fra questi in quanto sanitario, come qualcosa di parallelo alla propria attività professionale. Italia Emergenza la considera, invece, una componente essenziale irrinunciabile di ogni professionista sanitario. Siamo nati una decina d’anni fa dall’incontro di diversi professionisti sanitari, che avvertivano il bisogno condiviso di una formazione non più episodica ed eventuale, ma strutturata, di qualità e certificata”.

A chi vi rivolgete?

“Ci rivolgiamo soprattutto a infermieri e medici che non rappresentano, però, il nostro target esclusivo. Siamo a disposizione di tutti gli operatori sanitari che vogliono aumentare le loro conoscenza nell’ambito della medicina di emergenza, ma anche degli operatori non sanitari, che possono trovarsi, in ragione della loro professione, a contatto diretto con l’emergenza, come, ad esempio, gli insegnanti e gli operatori delle palestre”.

Mi viene da pensare, mi corregga se sbaglio, che voi cercate di colmate il ritardo accumulatosi in Italia nei confronti di un aspetto della medicina di primo soccorso e salvavita…

“Credo che il nocciolo della questione sia proprio questo. Naturalmente il nostro obiettivo diretto è quello di far crescere la cultura e la consapevolezza dell’importanza dell’emergenza sanitaria. Indirettamente, il nostro fine è certamente anche quello di contribuire a diminuire gli effetti letali, derivati da interventi emergenziali tardivi o errati, in relazione a tutte le patologie acute, che possono verificarsi, ogni giorno e ovunque”.

La formazione che voi assicurate è unica e onnicomprensiva per tutti i richiedenti?

“No, per nostra scelta ci muoviamo su diversi piani. Al professionista sanitario proponiamo una formazione più approfondita, anche attraverso la predisposizione di simulazioni concrete, mentre per chi sanitario non è la nostra offerta formativa è più accessibile, di più facile apprendimento ed anche quotidianamente spendibile. Rispondendo più direttamente alla sua precedente domanda, effettivamente cerchiamo di colmare un vuoto, che purtroppo in Italia malauguratamente esiste ed è vasto. È inutile e impossibile negarlo”.

C’è, ne sono consapevole io per primo, troppo pressapochismo, laddove, sarebbe invece fondamentale una concentrazione di attenzione, di risorse e di mezzi, perché quella in ballo è una quotidiana partita per la vita…

“Sì, in Italia conosciamo più il numero da digitare per votare le canzoni di Sanremo che quello per le chiamate di emergenza. C’è, purtroppo, un ritardo strutturale, che ci portiamo dietro da decenni. Si sta provando a colmarlo, grazie soprattutto, se non esclusivamente, a organizzazioni come la nostra, ma il ritardo è ancora lì, e ne patiamo, ogni giorno, dolorosamente le conseguenze”.

Quanto siete cresciuti in questi anni?

“Le posso dire con orgoglio che siamo cresciuti tantissimo nell’impegno, nel modo di lavorare e di approcciarci all’emergenza. Siamo cresciuti, soprattutto, nella capacità di corrispondere esaurientemente alle esigenze e alle richieste degli utenti. Siamo probabilmente cresciuti, più in termini di qualità che di quantità, ma del resto era questo il nostro scopo principale. Abbiamo cercato di far sì che la formazione che proponiamo fosse la più proficua possibile. Voglio, a questo proposito, evidenziare che Italia Emergenza elabora e costituisce i propri progetti formativi, assumendo come base gli standard, selettivi e certificati, dell’American Heart Association.

Un’ultima annotazione. I Pronto Soccorso, dove in primis si opera nell’ambito sottile del confine che separa la vita dalla morte, e dove una scelta giusta e tempestiva può determinare la sopravvivenza di una persona, continuano a essere considerati da tutti, a partire dalle istituzioni, l’ultima ruota del carro sanitario, mal organizzati e mal finanziati, come quasi dappertutto sono, anziché, come dovrebbe essere, il cuore pulsante della sanità…

“Il Pronto Soccorso è una delle prime vetrine della sanità, a cui si rivolge il cittadino, anche perché, se la vogliamo dire tutta, ha a disposizione poco altro. I Pronto Soccorso sono, purtroppo, diventati un imbuto dove si riversa ogni necessità, comprese quelle presunte e in alcun altro modo verificate. Una persona che sta male può contare, come alternativa, solo sul medico di base e sulla guardia medica, che non sono, però, reperibili a qualsiasi ora. Condivido con lei la convinzione che i Pronto Soccorso dovrebbero essere considerati un anello fondamentale della catena sanitaria e che per questa ragione le risorse a loro destinate, sono, a memoria d’uomo, regolarmente insufficienti, non solo in termini di strutture e organici dedicati, ma anche, aggiungo io, di formazione, che è l’ambito specifico di Italia Emergenza, perché solo con un addestramento adeguato l’operatore sanitario può rispondere, con cognizione di causa, anche alle più pressanti richieste dei pazienti”.

SaluteIn

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