Intervista esclusiva di Antonello Sette a Emanuele Rinninella, Dirigente Medico – UOC di Nutrizione Clinica Fondazione Policlinico A. Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
Dottor Rinninella, quanto è importante un’alimentazione sana per mantenersi in salute e vivere a lungo?
“Oltre il 70 per cento delle morti nel mondo è oggi dovuto a malattie non trasmissibili quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e cancro. Queste patologie rappresentano anche la principale causa di disabilità nei Paesi occidentali e sono in aumento anche tra giovani e adulti. Se non prevenute, porteranno al collasso dei sistemi sanitari pubblici nei prossimi anni, complici anche l’aumento dell’età anagrafica e la riduzione della natalità. Uno dei fattori di rischio più rilevanti e modificabili è l’alimentazione quotidiana, intesa non solo come apporto calorico, ma come insieme di stimoli metabolici, ormonali e infiammatori che agiscono nel tempo. Uno studio pubblicato su Lancet nel 2019 ha rilevato che nel 2017, 11 milioni di morti e 255 milioni di anni di vita persi per disabilità (DALY, Disability-Adjusted Life Years) siano da attribuire ad un’alimentazione scorretta (diete ricche di sodio, povere in fibre e ricche in zuccheri semplici). In totale, una cattiva alimentazione è responsabile in termini di mortalità di qualsiasi altro fattore di rischio, incluso il fumo di sigaretta”.
C’è, quindi, una concatenazione perversa fra cibo malsano e malattie…
“Alimentazione scorretta e patologie croniche si intrecciano lungo un continuum che parte spesso da sovrappeso, insulino-resistenza e infiammazione cronica di basso grado (condizioni fortemente influenzate dallo stile di vita), per poi esplodere in patologie conclamate quali obesità, diabete, malattie cardiovascolari e diversi tipi di cancro (soprattutto colon, stomaco e pancreas). Il dato drammatico è la precocità delle nuove diagnosi. In alcune regioni italiane (soprattutto al Sud) la prevalenza di obesità in età adolescenziale sfonda la soglia del 30 per cento e la metà dei soggetti obesi ha già un quadro complesso di sindrome metabolica”.
E qui entra in scena il microbiota intestinale…
“Sì, l’anello di collegamento tra alimentazione e salute è il microbiota intestinale, complesso ecosistema di microrganismi che risiedono nel nostro intestino, e che governano i processi metabolici, interagendo costantemente con il sistema immunitario. Tra le funzioni più conosciute del microbiota vi sono la modulazione dell’assorbimento dei nutrienti, della risposta infiammatoria e immunitaria, la regolazione del metabolismo glucidico e lipidico, il dialogo con il sistema nervoso centrale e ormonale intestinale (spesso correlati). Non sorprende dunque che la sua disfunzione sia sempre più associata dalla letteratura scientifica alla stragrande maggioranza delle malattie non comunicabili, infiammatorie e autoimmuni. Sostiene e regola i rapporti fra microbiota e sistema immunitario intestinale (il più grande del nostro corpo) la cosiddetta “barriera intestinale”, la cui alterazione porta ad un aumento della permeabilità con traslocazione batterica o di prodotti batterici, attivazione impropria delle cellule immunitarie e risposta infiammatoria locale e a distanza (fegato, cuore, cervello, articolazioni). Tale condizione, la cosiddetta leaky gut, è alla base della fisiopatologia di diverse condizioni infiammatorie e autoimmunitarie.
La composizione del microbiota è altamente sensibile alla dieta. Diete ricche di fibre, alimenti vegetali e polifenoli favoriscono batteri produttori di acidi grassi a corta catena (SCFA), con effetti antinfiammatori e metabolici favorevoli sulla composizione del microbiota e sulla barriera intestinale. Le diete ricche di cibi ultraprocessati, zuccheri raffinati e grassi di bassa qualità sono, invece, associate a riduzione della biodiversità microbica e a disbiosi”.
Eppure noi potremmo contare sulla preziosissima risorsa della dieta mediterranea, appena nominata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità…
“La dieta mediterranea, ricca di fibre, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva, è stata riconosciuta come modello di prevenzione cardiovascolare e metabolica, con effetti protettivi su diversi tipi di cancro. Al contrario, diete ricche di zuccheri semplici, sale e grassi di bassa qualità, additivi alimentari favoriscono obesità, infiammazione sistemica e disfunzione metabolica attraverso una demodulazione del microbiota e disfunzione della barriera intestinale”.
Eppure, nonostante la disponibilità di una dieta sana ed estremamente gustosa, che il mondo intero celebra e invidia, in Italia ci si continua a farsi male con le abbuffate ai fast food…
“L’alimentazione fra gli italiani dipinge un quadro a tinte variabili. Da un lato, sempre più consapevolezza: Nel rapporto Coop 2025 emerge che 7 italiani su 10 leggono l’etichetta nutrizionale e uno su tre dichiara di seguire una routine alimentare più regolare, composta di snack e spuntini naturali. Tra gli under 35 cresce, inoltre, il consumo di alimenti di origine vegetale, tra i più abbienti l’alimentazione bio, gourmet, zero waste. D’altro lato, tra i meno abbienti e con ridotto tasso di scolarizzazione aumenta il consumo di cibi ultraprocessati e nutrizionalmente scadenti, facilmente accessibili per il basso costo. Il quadro è preoccupante anche tra gli adolescenti. Oltre 1 su 4 di loro non fa mai colazione, il 12 per cento consuma dolci e più del 7 bibite zuccherate e gassate più di una volta al giorno, come evidenziato dal Report HBSC-Italia del 2022. Inoltre, oltre l’80 per cento degli adolescenti consuma regolarmente cibi ultraprocessati. I cibi ultraprocessati sono prodotti industriali formulati con ingredienti e additivi non utilizzati nella cucina domestica e nella alimentazione naturale. Numerose evidenze scientifiche li associano ad aumento del rischio di obesità e diabete, peggioramento del profilo infiammatorio, alterazioni del microbiota intestinale. Il loro impatto negativo deriva da elevata densità energetica, scarsa sazietà, iperpalatabilità, possibile interferenza con l’ecosistema intestinale. I dati distintivi sono la presenza contemporanea di oltre 5 ingredienti, spesso di natura artificiale, che non sarebbero naturalmente insieme all’interno di uno stesso prodotto, ad zucchero, sale, coloranti, additivi, emulsionanti e lo scarso legame con la materia prima di provenienza”.
E i sugar-free…
“Tra gli ingredienti spesso troviamo edulcoranti di sintesi in sostituzione dello zucchero negli alimenti etichettati per l’appunto come “sugar-free” (aspartame, acesulfame K, saccarina, sucralosio), ed emulsionanti usati dall’industria allo scopo di legare fasi liquida e solida di uno stesso alimento. Il loro impatto su ecosistema intestinale e autoimmunità è oggetto di un acceso dibattito in letteratura.”
Dottor Rinninella, che cosa possiamo fare. Qual è la strategia da seguire?
“A livello individuale, dobbiamo ridurre gradualmente i cibi ultraprocessati, aumentare l’apporto di fibre e privilegiare alimenti semplici e riconoscibili, favorendo la filiera corta, il mercato ortofrutticolo locale e la vendita diretta al consumatore. Tutto questo favorisce anche un corretto apporto di vitamine e minerali, spesso ridotti al minimo nella alimentazione di tipo industriale. A livello clinico, il counselling nutrizionale e sullo stile di visita dovrebbe ritornare ad essere la base di ogni valutazione e rivalutazione medica. Nei casi di obesità conclamata (BMI >30) o sovrappeso con comorbidità iniziare a usare i nuovi farmaci a base di incretine (analoghi del GLP-1/GIP) che migliorano il controllo glicemico, riducono l’appetito attraverso meccanismi centrali e periferici, con benefici documentati anche sul rischio cardiovascolare, epatico ed articolare. Questi farmaci devono essere governati e usati correttamente dalla classe medica per la prevenzione e la cura di malattie non comunicabili. A livello di sanità pubblica, sono fondamentali l’educazione alimentare fin dalle scuole elementari, politiche di prevenzione e ambienti alimentari favorevoli, con interventi nelle mense scolastiche, universitarie, aziendali e nei mercati locali, e una formazione universitaria e clinica specialistica. La prevenzione è un investimento collettivo ed è l’unica arma per mantenere la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali. Informazione, conoscenza, consapevolezza, prevenzione delle malattie attraverso una corretta alimentazione: la ricetta della salute è semplice. Praticarla, e farne una regola di vita, dipende solo da noi”.

