Intervista esclusiva di Antonello Sette a Roberta Casini, Sindaca di Lucignano e Responsabile Sanità di ANCI Toscana

Dottoressa Casini, perché è così importante, al di là della ricorrenza particolare del ventesimo compleanno, il Forum Risk Management che aprirà i battenti ad Arezzo fra meno di una settimana?

“Il Forum è importante innanzi tutto perché è senza ombra di dubbio l’evento sulla sanità di maggior rilievo nazionale per numero e qualità dei partecipanti. È promosso da tutte le autorità sanitarie nazionali, dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni, dall’Istituto Superiore di Sanità all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Il Forum è un laboratorio di idee e di proposte, un confronto dal vivo di buone pratiche. La coincidenza del suo svolgimento in Toscana, a poche settimane di distanza dalle elezioni regionali, dà lustro e risalto a tutto il nostro territorio, chiamato a delineare le linee guida della medicina del futuro, a partire ovviamente da quella riforma della sanità italiana, attesa da troppi anni e più che mai necessaria in questo momento storico”.

A proposito di una riforma, rimasta sin qui imprigionata nella galassia inutile delle intenzioni e dei desideri, finalmente ci siamo, o perlomeno non si parte da zero, ma si ricomincia da tre, parafrasando il titolo del bellissimo film di Massimo Troisi…

“Sì, è legittimo sperare che sia finalmente la volta buona. Si è parlato tante volte di riforma, senza che si passasse mai dalle parole ai fatti, ma stavolta, come giustamente lei ha premesso nella domanda, una riforma è già in essere, almeno nella sua dimensione territoriale, con l’attuazione effettiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, soprattutto, del Decreto Ministeriale numero 77 del 2022, che sta portando la medicina sul territorio allo scopo di renderla finalmente accessibile a tutti i cittadini italiani. Noi dovremo riempire le case e gli ospedali di comunità di servizi, di attrezzature, di contenuti e, soprattutto, del personale sanitario allo stato attuale insufficiente”.

Osservandola dal suo angolo di visuale privilegiato, quale responsabile e portavoce delle comunità di una Regione, da sempre modello di riferimento nazionale, che cosa occorre per arrivare a una reale inversione di tendenza rispetto alla situazione di grandissima difficoltà in cui versa la nostra sanità pubblica, che dovrebbe essere motivo di vanto e il fiore all’occhiello del Paese?

“La sanità italiana è afflitta da enormi mancanze di organizzazione, verticale e trasversale e di risorse, non solo economiche, ma anche, se non soprattutto, di un organico adeguato alle esigenze”:

Eppure si diceva che i medici erano troppi, al punto da introdurre in fretta e furia il numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di Medicina…

“Le domande da porsi e le risposte da dare spaziano su diversi fronti. La mancanza di personale, soprattutto di medici, attiene anche alle risposte che l’università non è riuscita a dare non solo per la barriera, divenuta nel tempo sempre più anacronistica, ma del numero predeterminato degli accessi. È una professione, sia quella dei medici che del personale sanitario, sempre meno attrattiva, sottopagata, com’è, rispetto al resto d’Europa, con il risultato che i posti da assegnare, peraltro insufficienti, rimangono vacanti per un vistoso calo di interesse da parte dei giovani. Una caduta dell’offerta, a cui corrisponde il balzo in vanti della domanda di salute e, quindi, di prestazioni. È da questa asimmetria che origina il corto circuito dei tempi e delle liste di attesa che ormai colpisce a raggera, dove più, dove meno, ogni zona d’Italia”.

Sono osservazioni che a me sembrano sacrosante, ma il punto all’ordine del giorno credo sia come si esce dal marasma dei diritti e delle aspettative poco e mal tutelati?

“Per prima cosa è giunta l’ora di sopprimere la zavorra del tetto per il personale, come tutte le Regioni chiedono da tempo al Ministero della Salute. L’altra impellente necessità è di rendere le professioni sanitarie più attrattive, non solo rimuovendo la spada di Damocle del numero programmato per l’accesso alle Facoltà mediche, ma rimodulando una buona volta gli stipendi”.

Ma gli utenti, che sicuramente avrebbero diritto a un’assistenza pubblica più dedicale e puntuale, non hanno a loro volta una parte di responsabilità e un mea culpa da recitare?

“Sì, esiste anche un punto critico di insostenibilità che riguarda chi chiede a sproposito la salvaguardia, di per sé ovviamente legittima, delle proprie istanze di salute. Parlo della mancanza di appropriatezza delle prescrizioni, che è una variabile da cui non possiamo più prescindere, se vogliamo che il sistema torni a funzionare egregiamente e a pieno regime. C’è un eccesso di domanda e dobbiamo cominciare seriamente a distinguere fra richieste ed esigenze reali ed altre di diverso genere”.

A che cosa allude quando parla di domande di salute di diverso genere, da restituire, se ho capito bene, al mittente?

“La drammatica emergenza del Covid è stata anche lo spartiacque che ha fatto lievitare a dismisura le richieste inappropriate di salute. Si cerca la diagnosi su Google e, sulla base della risposta virtuale del dottor Google, ci si convince di aver bisogno di una Tac o di un ricovero urgente. Il medico in carne e ossa è, invece, imprescindibile e il suo compito non può essere quello di accontentare a prescindere il paziente, ma di controllare l’effettiva appropriatezza della richiesta. La Tac deve essere prescritta perché serve, non perché la persona se l’è messa in testa, senza una base scientifica, come purtroppo capita sempre più spesso”.

Personalmente credo che non sia solo un problema di retribuzioni inadeguate. Sono venuti anche a mancare gli stimoli e vale sia per i medici che per gli infermieri e per tutti gli addetti sanitari. Si è smarrito il senso di quello che era, e dovrebbe tornare a essere, il mestiere più bello. L’unico che ha, come sua ragione d’essere, la difesa e la salvezza della vita umana…

“Condivido in toto. Siamo passati dall’essere gli angeli del Covid a quelli su cui scaricare la propria rabbia nei Pronto Soccorso, laddove i medici, gli infermieri e tutti gli operatori si ritrovano a esercitare la loro professione, non solo sottopagati, ma anche capri espiatori e valvola di sfogo di un sistema in crisi, finito, non per colpa loro, nell’occhio del ciclone. E, così stando le cose, capisco che non sia facile resistere alla tentazione di mollare, al “chi me lo fa fare”. Bisogna urgentemente rimettere tutte le tessere del sistema a posto. Non c’è altro modo per far sì che le professioni sanitarie tornino ad essere non solo le più belle, ma anche le più gratificanti del mondo”.

SaluteIn

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