Intervista esclusiva di Antonello Sette a Erino Rendina, Professore Ordinario di Chirurgia Toracica all’Università La Sapienza di Roma e Direttore UOC Chirurgia Toracica Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea
Professor Rendina è stato da tutti accolto come stupefacente, oltre che unico al mondo, l’intervento eseguito dall’equipe da lei diretta all’Ospedale Sant’Andrea di Roma…
“Nello scorso mese di luglio, abbiamo eseguito il primo trapianto al mondo di arteria polmonare in toto per cancro polmonare. A renderlo possibile sono state l’intuizione, la fantasia, oltre che la cultura medica, di due giovani chirurghe del nostro gruppo, Cecilia Menna e Beatrice Trabalza Marinucci. L’arteria polmonare viene gia sostituita, in toto o in parte, in una branca che è sorella della nostra, la cardiochirurgia. Oppure per piccoli tratti in casi aneddotici. Noi, ad esempio, ricostruiamo la Arteria Polmonare dal 1989, e possiamo vantare la maggior esperienza al mondo in questi interventi. L’ unicità di questo caso è il trapianto totale dell’ Arteria Polmonare, e l’infiltrazione da parte del cancro del polmone, che scompaginava completamente l’anatomia della zona nella quale dovevamo intervenire. E’ per questo motivo che abbiamo dovuto trapiantare completamente l’arteria polmonare e contemporaneamente rimuovere il polmone sinistro, perché il tumore era lì posizionato, il bronco principale e parte della trachea. Il trapianto dell’arteria polmonare è la parte più visibile di un intervento molto complesso. È la parte più innovativa, mai eseguita prima perché mai immaginata prima come possibile in toto, ed in una realtà come il cancro del polmone.
Quanti anni aveva la paziente operata?
“La signora operata aveva, e fortunatamente ha, 79 anni. Era in eccellenti condizioni generali, al di là ovviamente del tumore al polmone che noi vedemmo nella scorsa primavera e che per la sua estensione non era operabile. Grazie a una terapia oncologica innovativa ed estremamente efficace, il tumore si è ridotto, seppure di poco, e noi ci siamo ritrovati nella situazione di dover decidere se operare o soprassedere. E qui torniamo alla decisiva intuizione delle nostre due giovani colleghe. Vede, di citazioni se ne fanno tante, ma ce n’è una che cattura l’essenza della scienza: “Tutti sanno che una cosa è impossibile, poi arriva un giovanotto che non lo sa, e la fa”. Ecco, questa è la scienza: l’intuizione, la fantasia supportata dallo studio e dalla cultura. Le idee vengono solo a chi ha studiato. E, nel nostro caso, non sono venute a un singolo giovanotto, ma alle nostre due straordinarie “giovanotte” Menna e Trabalza Marinucci. Naturalmente, prima di procedere, abbiamo parlato con la paziente e acquisito l’autorizzazione del Centro Nazionale Trapianti”.
Chi ha eseguito materialmente questo intervento senza alcun precedente al mondo?
“L’intervento è stato eseguito da me, le due colleghe Menna e Trabalza, un cardiochirurgo, Federico Ranocchi, ottimamente supportati dagli anestesisti Domenico Massullo e Silvia Fiorelli. Per sostituire l’arteria polmonare e parte del cuore è stato naturalmente necessario mettere la paziente in circolazione extracorporea. Il nostro collega cardiochirurgo ha provveduto a trasferire il circolo della paziente alla macchina, che fa procedere il sangue e lo ossigena, prima di riportarlo all’interno dell’organismo per mantenere perfusi tutti gli organi. Il cuore era, quindi fermo, e l’arteria polmonare, opportunamente preservata, è stata a quel punto trapiantata nella paziente. Noi abbiamo sostituito un’arteria polmonare umana con un’altra arteria polmonare ugualmente umana, estratta da un cadavere”.
Qual era la difficoltà più grande?
“A preoccuparci era soprattutto l’arteria polmonare della paziente, che era infiltrata sino alla sua origine dal cuore. Chi ci legge deve sapere che l’arteria polmonare fuoriesce dal cuore e poi a una certa distanza si biforca, per portare sangue sia al polmone sinistro che a quello destro. Nel nostro caso, l’infiltrazione del tumore polmonare era tale da rendere impossibile la rimozione del tumore, senza asportare in toto l’arteria polmonare. La Arteria Polmonare trapiantata doveva essere capace di portare il sangue dal cuore al polmone destro, perché quello sinistro era coinvolto dal tumore ed è stato conseguentemente asportato. L’intervento è durato 4 ore e mezza”.
L’intervento è stato eseguito a luglio. Perché avete aspettato più di tre mesi per divulgare la notizia?
“Ne parliamo soltanto adesso perché io penso sia serio, sensato ed etico aspettare il risultato. Io dico sempre ai miei allievi, e alle persone che da tutto il mondo vengono ad assistere ai nostri interventi: la bravura del chirurgo non si vede in sala operatoria, ma dopo; perché solo se l’intervento va a buon fine si può pensare che sia stato eseguito bene. Se vedo che un intervento è stato apparentemente eseguito alla perfezione, ma non so come le cose evolveranno e andranno a finire, non posso dare un giudizio veritiero e definitivo sulla capacità della equipe chirurgica. Abbiamo, quindi, aspettato che la signora stesse bene. E per fortuna nostra, e soprattutto sua, sta benone, come abbiamo visto tutti giovedì scorso quando ci siamo collegati con lei durante la conferenza stampa. Ha solo un lieve abbassamento della voce. È tornata alla sua vita normale ed è questa la notizia più bella di tutte. Lei non deve pensare che ci sia vanità nell’inseguire i mezzi di comunicazione e la pubblicità. Penso sinceramente che lo scopo vero del dare notizie di questo genere, e questa in particolare, sia quello di informare la gente che questa possibilità, prima sconosciuta o ritenuta impossibile, esiste ed è praticabile. Quindi, quando una persona, affetta da cancro del polmone, e purtroppo sono moltissime, presenta una infiltrazione della Arteria Polmonare e viene giudicata inoperabile, deve sapere che una possibilità di intervento esiste e che forse è praticabile anche nel suo caso”.
È la grande bellezza del vostro mestiere?
“ La bellezza del nostro mestiere è quella di poter aiutare le persone; e quando si raggiungono soluzioni innovative, sino al punto da non essere mai state sperimentate prima, si raggiunge la pienezza delle nostre possibilità. Si usano il cervello, l’inventiva, la creatività e le qualità tecniche; ci si impegna nelle cure delle persone e si formano i giovani, che sono il nostro futuro. Come professore universitario, io ho il dovere di trasmettere il sapere, non tenerlo tutto per me, come accadeva ai tempi del dottor Tersilli, indimenticabile icona del cinema di Alberto Sordi; il medico della mutua onnisciente e onnipresente. Il mio compito è formare nuovi chirurghi che faranno e fanno, come questo caso dimostra, più e meglio di quanto abbia fatto io”.

