Intervista esclusiva di Antonello Sette a Stefano De Lillo, Vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma
Dottor De Lillo, lei ha appena presenziato, nella sua qualità di Vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma, a un importante evento, che ha avuto come prestigiosa cornice la Sala Nassiriya del Senato, a cui hanno partecipato radiologi interventisti, chirurghi e nefrologi di fama internazionale. Quale era lo scopo del convegno?
“Oggi in Senato è andato in scena un evento di grande interesse e attualità. Lo scopo era, infatti, quello di presentare e illustrare una tecnica angiografica, utilizzata ormai da alcuni anni, ma ancora poco conosciuta non solo dall’opinione pubblica, ma anche dalla classe medica. Questa tecnica innovativa prevede l’utilizzo del semplice e innocuo CO2, in luogo del classico e tradizionale mezzo di contrasto iodato, nelle procedure angiografiche e diagnostiche”.
Parliamo di una vera rivoluzione dagli effetti quasi miracolistici, rispetto alle pratiche antecedenti…
“È un’evoluzione fondamentale perché, come sappiamo, l’utilizzo del mezzo di contrasto iodato comporta il rischio di effetti indesiderati, tra cui, oltre al danno renale, va purtroppo ricompresa l’evenienza possibile di gravi reazioni allergiche, dalle conseguenze che arrivano purtroppo ad essere, seppure in casi estremi, anche fatali. È provato che il mezzo di contrasto iodato ha un effetto nefrotossico, particolarmente pericoloso, una volta inserito in pazienti diabetici, ipertesi e cardiopatici, già portatori, quindi, di un danno renale di base. Per di più, gli effetti collaterali indotti dal contrasto iodato, sono divenuti più frequenti e, quindi, più nocivi, a seguito dell’allungamento della vita umana, che di per sé comporta un maggior numero di indagini diagnostiche, con il previsto ricorso alla radiografia e alla tomografia computerizzata. L’alternativa innocua, qual è quella che utilizza il CO2, è un’arma di straordinaria importanza oggi a disposizione dell’intera classe medica”.
Oltretutto è frutto della ricerca e dell’ingegno italiani…
“Assolutamente sì. È una tecnica di derivazione totalmente italiana, diffusa non solo nel nostro Paese, ma ormai in tantissime nazioni di tutti i continenti. Non possiamo più permetterci di ignorarla, se vogliamo, come dobbiamo, perseguire il fine della sicurezza, a tutela della salute di tutti”

