Intervista esclusiva di Antonello Sette a Pier Luigi Bartoletti, Vice Segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

Dottor Bartoletti, secondo il Rapporto AGENAS sulla Medicina Generale, due milioni di cittadini italiani non possono contare su un medico di famiglia…

“È un numero enorme, anche se non sono pochi quelli che rinunciano volontariamente al medico di famiglia e non ne sentono, quindi, la mancanza. Il problema dell’insufficienza di medici di base è più forte nelle regioni del Nord, dove incidono, più che altrove, pensionamenti senza corrispondenti sostituzioni. La mancanza di medici di famiglia è ormai una questione annosa, a cui non è mai stata data una risposta organica, ma solo provvedimenti tampone, in conclamate situazioni di emergenza. Spero che si trovi finalmente una soluzione, ma ci vorrà del tempo. Quanto, nessuno lo può ragionevolmente prevedere”.

Eppure sono arciconvinto che tutti concordino sull’imprescindibilità dei medici di famiglia…

Per i cittadini in età avanzata, affetti da patologie croniche, la medicina di base è l’unica fonte di accesso gratuita alle cure necessarie. Non sono previsti ticket e il tempo di attesa è molto limitato. Occorre che tutti si mettano in testa che la sanità non è solo interventi chirurgici di altissima specializzazione, ma anche, se non soprattutto, la vita e le aspettative quotidiane dei pazienti. L’esperienza ci insegna che, per stare meglio, devi lavorare su te stesso tutti giorni e non una volta ogni sei mesi. È un problema molto serio, che purtroppo fatica a trovare soluzioni strutturali, restando ancorato a rimedi improvvisati e parziali. Come diceva Albert  Einstein, è follia fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.Tutto quello che è stato messo in campo è avvenuto nelle stagioni di emergenza, più o meno epocale. Per la quotidianità ordinaria, bisognerebbe rivedere le regole del sistema e rendere più fruibile il servizio, potenziando tutto il primo livello. Se il mio paziente ha bisogno di un supporto strumentale e io non posso accontentarlo in prima battuta, tutto rischia di allungarsi pericolosamente, con la prospettiva di andare incontro a patologie più serie”.

I medici di famiglia sono sottopagati?

Se guardiamo al resto d’Europa, la risposta è assolutamente affermativa. È, altresì vero che, al di là dell’aspetto economico, siamo sommersi di burocrazia, fra carte da firmare, adempimenti, certificazioni e attestati. Il carico burocratico, che pesa sulle nostre spalle, non aiuta a fare il medico, ovvero ad adempiere in modo ottimale alla nostra funzione principale. È anche un modo, per certi versi subdolo, che il sistema utilizza per scaricare su di noi responsabilità che nessun altro si vuole assumere e l’inefficienza complessiva. Pensi agli attestati di buona salute o alle giustificazioni scolastiche. I certificati che ci vengono richiesti ammontano in totale all’iperbolica cifra di trecento, uno più, uno meno. Capirà che tutto questo tempo dedicato all’evasione di una montagna di carte, sottrae ore preziose all’attività clinica”.

Che cosa si dovrebbe fare per restituire al medico di famiglia la sua fondamentale funzione di assistenza primaria sul territorio?

“La nostra professione andrebbe attualizzata e adattata alle moderne esigenze. Come già avviene nel resto d’Europa, dove peraltro i sistemi in vigore sono meno solidaristici e più mutualistici, si dovrebbe puntare a un ruolo diverso del medico famiglia, non più avulso dal contesto generale ma, al contrario, direttamente collegato ai laboratori di analisi e agli ospedali, per far sì che si interrompa il circolo vizioso di pazienti costretti a vagare da un luogo all’altro, nell’attesa di una diagnosi e di un protocollo di cura. È da vent’anni che si dibatte e ci si scontra sul problema delle liste d’attesa. Senza mai affrontare la questione, a mio giudizio centrale, della valorizzazione della professionalità del medico di famiglia, che, al contrario, viene addirittura individuato come il primo responsabile delle liste d’attesa. Come se noi, e le faccio l’esempio della Regione Lazio, potessimo chiedere direttamente al Servizio Sanitario Nazionale prestazioni urgenti, senza dover fare, come quotidianamente avviene, da crocevia e smistamento verso specialisti e strutture, con la conseguenza che le richieste finali non partono da noi e non sono le nostre. Poi, quando la musica è finita, noi rimaniamo, senza più né arte né parte, con un’inutile penna in mano”.

SaluteIn

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