Intervista esclusiva di Antonello Sette a Matteo Siciliano, pneumologo, dottore di ricerca, esperto in Medicina del Sonno
Dottor Siciliano, di apnee si parla sempre di più, in alcuni casi anche a sproposito. Le chiedo di fare chiarezza su una patologia diffusa, fastidiosa, spesso angosciante e talvolta persino pericolosa…
“Le apnee notturne rappresentano il principale disturbo respiratorio del sonno. È una sindrome inarcatasi sulla cresta dell’onda, non per una ricaduta percentualmente maggiore rispetto al passato, ma perché è aumentata a dismisura la capacità di diagnosticarla. Non è, come qualcuno potrebbe insinuare una patologia alla moda, ma solo una problematica, di cui si ha finalmente piena consapevolezza. Una patologia, quindi, che era stata sino a pochi anni fa sottodiagnosticata e, conseguentemente sottotrattata”.
La moderna presa di coscienza ha portata alla luce risvolti prima ignorati o, quantomeno, poco o male percepiti…
“L’apnea è per definizione l’interruzione del respiro durante la notte per almeno dieci secondi. Va da sé che nel momento in cui si determina un’interruzione del respiro, i livelli di ossigenazione del sangue possono calare. Le conseguenze sono, quindi, sistemiche. Cala l’ossigeno e, di conseguenza, aumenta il rischio cardiovascolare. Le apnee del sonno provocano tutta una serie di risvegli, che vengono chiamati arousal. È come se il cervello non andasse mai a dormire”.
Quali sono le conseguenze più rilevanti di questa patologica frammentazione del sonno?
“La stanchezza durante il giorno, la sonnolenza, la preoccupazione legata alla consapevolezza di non aver dormito bene durante la notte e di essersi più volte svegliato, con l’angosciosa sensazione di due mani strette intorno al collo, che toglie il fiato. Alla percezione di questi disturbi, che compromettono il ritmo fisiologico del sonno ,si sovrappongono i rischi di complicazioni anche gravi: il diabete, l’ictus, l’infarto”.
Lei ha parlato della possibilità di arrivare finalmente a una diagnosi sicura…
“Alla diagnosi si arriva attraverso una poligrafia cardiorespiratoria, effettuabile domiciliarmente, che è in grado di rilevare e quantificare tutta una serie di parametri fisiologici, fermo restando che per questa patologia il gold standard è, specialmente affetti da altre comorbidità, la polisonnografia, che prevede anche il ricorso agli elettrodi cerebrali”.
Il quadro da lei configurato è chiaro ed esaustivo. A questo punto la domanda che sorge spontanea è: che cosa si può fare per rimuovere le apnee del sonno o, quanto meno, per arginarle e tenere sotto controllo?
“Una volta individuati e verificati i sintomi, la prima cosa che devono fare i pazienti è rivolgersi, dapprima al proprio medico di base, che si presume sia informato e formato su questa patologia, e poi eventualmente rivolgersi a un medico esperto di medicina del sonno”.
Qual è il passaggio successivo?
“La patologia deve essere inquadrata da un team multidisciplinare, che valuta preliminarmente i fattori meccanici di rischio. Solo a quel punto lo specialista potrà prescrivere il dispositivo a pressione positiva, la cosiddetta CPAP, acronimo di Continuous Positive Airway Pressure che, attraverso un flusso continuo di aria perdurante per tutte le ore di sono, impedisce all’orofaringe di collassare e, conseguentemente, di provocare le apnee”.
Le apnee notturne sono tutte della stessa portata?
“No, ci sono diversi gradi di gravità, che vengono classificati attraverso l’Apnoea- Hypopnea Index, che misura il numero delle apnee e delle ipopnee per ogni ora di sonno. L’apnea è l’abolizione del flusso respiratorio o una sua riduzione del 90 per cento. L’ipopnea è una riduzione di almeno il 30 per cento del flusso, associata a una desaturazione o a un arousal”.
La CPAP è praticabile a tutti?
“Sostanzialmente sì. Chi non la sopporta, ma è un’esigua minoranza, può rivolgersi all’odontoiatra, al fine di utilizzare dispositivi di avanzamento mandibolare, i cosiddetti Mad, acronimo di Mandibular Advancement Device e, in casi estremi, si può ricorrere alla chirurgia. Un’ipotesi selezionatissima, magari legata a problematiche di natura anatomica. La prima e fondamentale opzione terapeutica, secondo le linee guida europee e americane, resta, però, la CPAP”.
Le apnee notturne non sono solo una patologia fastidiosa, che può diventare un tormento e, addirittura, un’ossessione. Ci sono anche le ripercussioni sociali…
“Purtroppo è come lei dice. Basti pensare che il 22 per cento degli incidenti stradali è provocato da colpi di sonno, molto spesso ricollegabili alle apnee. Non a caso, una direttiva europea pone limitazioni nel rinnovo della patente alle persone affette da apnee ostruttive del sonno. Quindi, l’attenzione deve essere massima, perché dormire male può mettere a rischio non solo la qualità della propria vita, ma anche la sicurezza degli altri”.

