Nel trattamento del tumore al seno ormono-responsivo, sempre più diffuso, la medicina di precisione sta dimostrando di essere decisiva. Al Gemelli è stato presentato un approccio basato su test genomici — come Oncotype DX — che consente di distinguere con maggiore precisione chi ha davvero bisogno di chemioterapia e chi può essere curata efficacemente con la sola ormonoterapia. Il test analizza l’espressione di 21 geni nel tessuto tumorale prelevato durante l’intervento chirurgico. Sulla base del profilo molecolare, si valuta il rischio di ricaduta e l’aggressività del tumore. Per le pazienti con tumore invasivo in stadio precoce, ormono-sensibile, Her2 negativo e con limitato coinvolgimento dei linfonodi, il test offre un parametro aggiuntivo — rispetto alle classificazioni tradizionali — per decidere se sia sufficiente l’ormonoterapia oppure necessaria anche la chemioterapia.

I vantaggi per le pazienti e per il sistema sanitario sono molteplici: il ricorso ai test genomici ha permesso di ridurre del 48% l’uso della chemioterapia in questo gruppo di pazienti. Questo significa che ogni anno in Italia circa 6.000 donne (in fase post-menopausa) possono evitare la chemioterapia, con benefici in termini di qualità di vita e minore esposizione a effetti collaterali. Inoltre dal punto di vista economico, il test genomico si dimostra conveniente: secondo uno studio recente, l’uso del test comporta una significativa riduzione dei costi – sanitari e sociali – pari in media a circa 1.200 euro per paziente. Ridurre chemioterapie inutili significa anche alleviare il carico sul sistema sanitario e sui caregiver, abbassando il costo complessivo di cura e follow-up.

L’introduzione dei test genomici nel percorso di cura del tumore al seno rappresenta uno dei maggiori progressi degli ultimi decenni in oncologia. Permette di offrire trattamenti su misura — evitando terapie aggressive quando non necessarie — e di migliorare il bilanciamento tra efficacia e qualità di vita. Secondo gli esperti, quando queste tecniche diventeranno standard e accessibili a tutte le pazienti, potremo assistere a una vera “rivoluzione silenziosa”: meno effetti collaterali, meno costi e, soprattutto, più serenità per chi affronta la malattia.

SaluteIn

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