Intervista esclusiva di Antonello Sette a Fabrizio Pregliasco, Direttore della Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Milano e Direttore Sanitario IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio

Professor arriva l’influenza che tira, che come ogni anno, tutti giù per terra…

“L’appuntamento con l’influenza e con le infezioni respiratorie è un classico di stagione che, come le tasse, si deve pagare. Il dato di previsione è che quest’ondata influenzale sarà la terza consecutivamente peggiore in termini numerici. Negli ultimi due anni l’influenza si è ripetuta in Australia e anche quest’anno si ripercuoterà in Italia con la medesima virulenza”.

In quanti saremo costretti a metterci a letto sotto le coperte?

“Sarà un’ondata stimata ad oggi dai 16 ai 20 milioni complessivi di casi, prendendo in considerazione tutto il mix: la vera influenza, il virus respiratorio sinciziale e i tanti altri virus respiratori che le ruotano intorno. È evidente che questa previsione dovrà essere via via corretta, perché molto dipenderà dal protrarsi del freddo e dell’umidità, e anche dagli sbalzi termici che facilitano, più che la vera influenza, i virus simil-influenzali”.

In tutto questo il Covid è solo un doloroso retaggio del passato, con i suoi morti e le sue polemiche?

“Purtroppo del Covid, di cui si parla poco, si minimizza e, addirittura, qualcuno arriva a dire che non c’è mai stato o, se c’è stato, non ha provocato la sbandierata calamità, uccide, oggi come oggi, ancora dai 20 ai 30 anziani fragili a settimana. Il Covid va avanti per conto suo, indipendentemente dalla spinta delle condizioni meteorologiche facilitanti, ripetendosi ogni 6/8 mesi e seguendo un andamento ondulante, come quello prodotto dal sasso lanciato in uno stagno. L’intensità di queste onde è sicuramente meno alta di quella delle fasi iniziali e apicali, ma il virus continua a farsi periodicamente vivo, riuscendo ogni volta a trovare, modificandosi, una variante immunoevasiva, e, quindi, una via di sbocco e di diffusione. Conseguentemente, all’interno di una stagione influenzale in rapida salita, anche il Covid non resta passivamente a guardare”.

Come si riconosce la vera influenza?

“Cambia ogni volta il tipo specifico di virus, ma la vera influenza si riconosce dagli stessi tre sintomi concomitanti: il brusco innalzamento della febbre oltre i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio e almeno un sintomo più generale, come i dolori muscolari e articolari. Se questa triade coesiste per intero, è molto probabile che ci si trovi di fronte a una vera influenza, che quest’anno è originata da due virus, uno A/H3N2 e un altro B/Victoria, che sono quelli diffusisi dapprima in Australia e anche in Giappone. Noi calcoliamo che esistano in natura 262 tipi di virus influenzali, che vanno dall’influenza vera e propria al virus respiratorio Sinciziale che negli anziani è causa di forme patologiche simili all’influenza, al Metapneumovirus, al Rinovirus e via spaziando, che sono, però, meno pesanti nelle manifestazioni cliniche, ma non sino al punto di non essere considerate ed etichettate come una forma, banale sì, ma sempre di influenza, ma, non trattandosi invece di vera influenza, il vaccino influenzale è, più ancora che inefficace, del tutto inutile. In questo quadro complessivo il Covid ha ancora una ripercussione rilevante sugli anziani fragili ed è, quindi, importante eseguire i test, perché è per loro ancora più cattivo dell’influenza e va detto che hanno ora a disposizione, oltre al paracetamolo e agli antipiretici classici, anche un antivirale specifico, che si chiama Paxlovid, somministrabile dal medico di famiglia. Il Covid, ora come ora, è difficile da distinguere, se non con il test specifico, perché la sintomatologia è molto diversificata. Ci sono persone, anche giovani, che subiscono forme ancora assai simili a quelle pesanti del passato, ed altre che accusano solo un po’ di mal di gola e di raucedine. È un mix che rende il Coronavirus a prima vista irriconoscibile rispetto agli altri virus”.

Il contestatissimo vaccino è ancora una scelta raccomandabile?

“Io dico che i due vaccini, quello antinfluenzale e quello anti Covid, sono più che utili agli anziani e, più in generale, alle persone fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, perché le due malattie che prevengono possono creare loro grandi problemi. I vaccini non rispondono completamente e, quindi, non evitano del tutto la malattia, ma hanno un impatto positivo comunque considerevole e possono ancora scongiurare le complicanze ospedaliere, la sofferenza e la morte”.

Qual è la cura, al di là dei vaccini?

“È importante partire da un’automedicazione responsabile, con il ricorso al paracetamolo, all’ibuprofene e agli antinfiammatori, ai decongestionati nasali da utilizzare per attenuare i sintomi senza azzerarli, per poi seguire l’andamento della malattia e rivolgersi al medico, nel caso in cui la situazione non dovesse migliorare dopo i primi classici 3 o 4 giorni. L’antibiotico non serve, anche se tutti lo reclamano, o magari lo sperimentano in proprio, da subito. A volte, è vero, potrebbero esserci sovrainfezioni batteriche e, i questo caso, gli antibiotici diventano doverosi. Peraltro, esiste anche la possibilità di assumere uno specifico vaccino antipneumococcico, che è poco utilizzato e che, peraltro, è praticabile in una singola dose e può scongiurare una delle forme più insidiose di polmonite batterica successive all’infezione virale”.

SaluteIn

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