L’Intervista  esclusiva di Antonello Sette al professor Domenico Cuda, presidente del 109° Congresso della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale

“Una persona su 5 ha una ipoacusia. Una percentuale destinata a salire. Nel 2050 accuserà un deficit acustico un quarto della popolazione mondiale. La sordità ha, a tutti i suoi livelli, costi sociali elevatissimi. È un’emergenza sottovalutata, di cui, purtroppo, si parla poco o nulla. Il congresso, che terremo a Milano dal 24 al 27 maggio, vuole essere anche un grido di speranza. Non a caso il motto congressuale sarà: “Incontrare le generazioni e condividere le conoscenze”.

Il professor Domenico Cuda, presidente del Congresso nazionale della Società Italiana di Otorinolaringoiatria, lancia l’allarme. La sordità non è una sciagura ineluttabile. Si può e si deve uscire da quella sorta di porto delle nebbie, che l’avvolge, la rimuove e l’oscura.

“La sordità è un problema molto diffuso, ma in forme e dimensioni diverse. Si va dalle sordità lievi a quelle devastanti, che noi chiamiamo profonde. Il peggioramento delle prospettive deriva dall’aumento dei rischi, che riguarda, soprattutto, le società più avanzate. È presumibile che, ad esempio, sulla sordità incideranno, molto più di ora, i danni da farmaci e da rumore”.

La sottovalutazione del problema è sicuramente favorita dall’approccio subdolo dell’ipoacusia, che è, per così dire, quasi impercettibilmente progressiva. Il paziente subisce una sorta di acclimatazione o assuefazione e, quando finalmente si accorge del problema e si rivolge al medico, è molto spesso troppo tardi. L’altro errore di fondo, che fanno in molti, è l’abitudine atavica di associare la sordità all’apparecchio acustico. Dobbiamo cambiare completamente l’angolo visuale. La sordità non esiste. Esistono le malattie dell’orecchio, di cui la sordità è un sintomo. Se continuiamo a considerare la sordità una patologia propria della senescenza e non il sintomo di una malattia dell’orecchio, non ne usciamo. La maggiore frequenza dei problemi di ipoacusia nelle persone in età avanzata non cambia assolutamente il quadro di insieme e la necessità d i considerare la sordità il sintomo di una malattia. Da qui anche l’importanza dell’approccio medico. Non si può continuare a utilizzare la scorciatoia sordità-apparecchio acustico. IL problema va risolto  prima a livello medico, otorinolaringoiatra o audiologo che sia. Ci vuole prima di tutto una diagnosi, anche se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi essa rimane generica, ma sono molti quelli, in cui intercettiamo delle patologie a monte, rispetto alle quali si possono mettere in atto tutte le strategie, a nostra disposizione, di prevenzione e di approfondimento”.

Può fornirci esempi concreti delle patologie primarie, da lei riscontrate, di cui la sordità è solo un sintomo e un effetto?

“Lei non può neppure immaginare quante volte i pazienti sono arrivati alla prima visita con gli apparecchi acustici già inseriti. Poi, a guardarli da vicino, si scopre che uno aveva un neurinoma, un altro un’insufficienza renale in fase avanzata, che non aveva minimamente associato alla diminuzione della capacità auditiva e altri, infine, che avrebbero potuto risolvere definitivamente il loro problema con un intervento chirurgico senza rischi specifici. Il messaggio forte è sempre quello: ”No alle scorciatoie, La sordità non esiste. Esistono solo le malattie dell’orecchio”.

E, quindi, da che cosa dobbiamo partire?

“Io credo che si debba partire dal bellissimo documento diffuso nel 2021 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che equipara ogni orecchio umano a un tesoretto. Un tesoretto, che purtroppo non può essere incrementato nel corso della nostra vita, ma solo aggredito da eventi lesivi. L’orecchio interno ha il supporto di appena  quindicimila cellule, ognuna delle quali è grande come un globulo bianco. Queste cellule non possono rigenerarsi, ma solo, più o meno lentamente, morire. Per intendersi, un po’ come avviene ai neuroni o alle cellule della retina. L’udito peggiora in età avanzata perché tutta una serie di eventi lesivi hanno aggredito e minato il fortino, che contiene il tesoretto, esponendolo, anno dopo anno, a tutte le umane intemperie, a partire dai rumori”. 

“È un’ondata, quella dei rumori, che aumenta, anziché, come sarebbe auspicabile, calare?

“Un tempo i danni da rumore riguardavano solo l’industria pesante e i metalmeccanici. Oggi si sono aperti nuovi e, a volte insospettabili, scenari. Sono in aumento  anche gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, come quelle che combattono la tubercolosi, che sta tornando a farsi viva e i tumori. Magari guarisci dal tumore, ma ti resta in dote la sordità.  E poi ci sono, come concause della sordità, la proliferazione di sostanze tossiche sempre più aggressive e i traumi cranici. Alcuni hanno perso l’udito per aver sbattuto la testa, cadendo dalla bicicletta o in un incidente stradale. A incidere sul calo dell’udito ci sono alcune patologie specifiche, come il diabete.

L’accumulo della vasta gamma di eventi lesivi e dei fattori di rischio rende, ovviamente. più esposti gli anziani. Ogni decennio che passa raddoppia la percentuale delle persone che lamentano una diminuzione della capacità uditiva”.

Dove e come si deve intervenire?

“Prevenendo, innanzi tutto, gli effetti del rumore ambientale e con la vaccinazione quelli, altrettanto perversi, delle infezioni virali, come la meningite, il morbillo e la rosolia. E, soprattutto, dobbiamo imparare a intercettareprecocemente la sordità.

 Ai pazienti che hanno compiuto cinquant’anni bisogna chiedere se si sono accorti di qualche cambiamento, ad esempio se hanno dovuto alzare il volume del televisore. Quello dei cinquant’anni è uno screening ormai riconosciuto e praticato a livello mondiale. Naturalmente è un’età anagrafica di osservazione, che si può anticipare laddove si manifestino problematiche specifiche”.

La chirurgia può aiutare?

Assolutamente sì. Un caso su cinque di ipoacusia può essere definitivamente risolto con un intervento chirurgico.  Si può intervenire solo quando la causa della sordità fa capo all’orecchio medio. Negli altri quattro casi, dove il danno è neurosensoriale e purtroppo permanente, si può solo intervenire con dei consigli sull’ascolto, nei casi più lievi o con il ricorso agli apparecchi acustici, peraltro sempre più sofisticati ed efficaci o, in quelli estremi, quando fra le persone e le voci del  mondo si frappone il muro invalicabile del silenzio, con gli impianti cocleari ”.


C’è poi il pianeta abitato dai bambini…

“Fortunatamente da qualche anno quello dei bambini è un pianeta più presidiato. In Italia, a seguito di una legge dello Stato, tutti i neonati devono essere sottoposti a uno screening neonatale, che comprende anche l’udito. Le diagnosi sono conseguentemente più tempestive. Le sordità dei bambini sono generalmente molto gravi e hanno quasi sempre un substrato genetico ed ereditario. Oggi, grazie alla diagnosi precocissima, alla protesizzazione acustica e agli impianti cocleari si può intervenire e cambiare il destino, un tempo segnato, di tantissimi bambini”.

 In realtà sono stato presidente della SIO lo scorso anno e mentre quest’anno sono presidente del congresso

 Ho preferito definirlo problema e non patologia in quanto la linea di condotta è quella di considerarlo un sintomo (problema) e non una ‘patologia’ in se

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