Intervista esclusiva di Antonello Sette a Elio Castagnola, Direttore UOC Malattie Infettive IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova
Dottor Castagnola, la resistenza agli antibiotici è un fenomeno in continua espansione e sempre più preoccupante. A subirne le conseguenze presumo siano anche i bambini…
“La resistenza agli antibiotici è un problema ormai diffuso in tutto il mondo. Il numero dei morti provocati da questo moderno fenomeno è sempre più preoccupante, sia per gli adulti che per i bambini”.
Quali sono le cause dell’antibiotico resistenza?
“Le cause sono molteplici. Una è sicuramente l’uso superfluo degli antibiotici, assolutamente inutili, come è noto, in tutti i casi di infezione virale. E, poi, il troppo frequente ricorso ad antibiotici ad ampio spettro, anziché quando possibile mirati allo specifico batterio nocivo, una somministrazione con dosaggi troppo bassi o con una frequenza non corretta. Un altro fattore di rischio è sicuramente la trasmissione orizzontale all’interno delle strutture ospedaliere, causata da un isolamento non corretto dei pazienti colonizzati dai germi, che vengono trasferiti, conseguentemente, da un degente all’altro. È sicuramente uno dei fattori causali, su cui più si può agire in maniera diretta e incisiva”.
I bambini sono più o meno esposti degli adulti ai rischi connessi alla resistenza agli antibiotici?
“I bambini risentono in misura maggiore delle conseguenze dell’antibiotico resistenza, perché spesso non possono beneficiare dei nuovi farmaci, che agli adulti vengono ormai somministrati quotidianamente, con benefici accertati, anche se i batteri sono, per loro natura, molto “furbi” e si modificano rapidamente e in continuazione”.
Quali sono le ragioni di questa differenza, dalle conseguenze potenzialmente gravi e persino purtroppo letali?
“I nuovi farmaci arrivano all’utilizzo pediatrico anche molti anni dopo la commercializzazione per l’adulto. Alla base di questo ritardo c’è una ragione, che da un lato potrei definire anche lodevole, qual è quella di non esporre i bambini a rischi e a effetti collaterali non ancora non esaurientemente evidenziati, ma che dall’altra impedisce o rende quanto meno più complicato (anche da un punto di vista burocratico) l’utilizzo di queste nuove molecole anche per i bambini che potrebbero averne bisogno, perché sottoposti a chemioterapia per un tumore, a un trapianto o a interventi chirurgici di particolare complessità”.
Mi pare di capire che lei sia uno di quelli che non si rassegnano ad attendere il via ufficiale, con il rischio di sacrificare vite umane, ai San Tommaso della burocrazia autorizzatoria…
“Io dico che non è corretto dire che la caratura dei nuovi farmaci impedisce l’uso allargato ai bambini, ma che semmai lo rende più complicato. Tanto è vero che centri di alta specializzazione, come il Gaslini, utilizzano sotto la propria responsabilità e informando i genitori questi farmaci di ultima generazione, i cosiddetti fuori indicazione, non ancora bollati e approvati dalle autorità regolatorie internazionali o nazionali, anche se è evidente che l’incertezza sulle dosi e sulla frequenza di somministrazione più appropriate può renderne l’impiego meno efficace. Oltre a sviluppare studi specifici, a contattare le autorità regolatorie e a cercare di fare lobbying fra le diverse situazioni pediatriche, c’è anche la possibilità di dosare questi farmaci innovativi nel sangue, andando a valutarne la presenza dopo determinate dosi, calcolate sulla base dei dati dell’adulto e di quelli di farmacologia, cercando di trovare anche per l’età pediatrica, attraverso quella che in gergo si chiama Therpeutic Drug Monitoring, le dosi non solo appropriate, ma anche capaci di ridurre il rischio di sviluppare, a loro volta, nuove resistenze, È un lavoro lungo e difficile, ma anche una sfida appassionante, in cui noi del Gaslini siamo impegnati in prima linea”.

