Intervista esclusiva di Antonello Sette a Paolo Vittorini, Presidente AICPE
Dottor Vittorini, quello che sta nascendo non è uno dei ricorrenti corsi di chirurgia estetica, ma un progetto affascinante, destinato a segnare un punto di svolta nell’accezione della chirurgia estetica che abbiamo sin qui condiviso. Perché avete scelto il nome REBIRTH e qual è la filosofia che ha ispirato il progetto?
“REBIRTH nasce dall’idea di proporre una nuova visione della chirurgia estetica del seno e del corpo. Una chirurgia capace di coniugare conoscenza anatomica, esperienza, innovazione tecnologica e sensibilità artistica. Perché il nostro obiettivo non è semplicemente modificare una forma, ma ricercare armonia, proporzione e naturalezza, rispettando l’individualità di ogni paziente”.
Che cosa distingue REBIRTH dai tradizionali corsi di chirurgia estetica?
“Non vogliamo limitarci a mostrare una tecnica chirurgica o un risultato. Vogliamo, soprattutto, comprendere il ragionamento che guida ogni scelta operatoria. Con il fondamentale ausilio di video interventi chirurgici analizzeremo indicazioni, pianificazione, strategie tecniche, difficoltà e gestione delle complicanze. Il confronto tra esperienze differenti sarà il vero valore formativo del corso”.
Nel programma di REBIRTH avete inserito una sessione particolarmente innovativa, “You Are the Surgeon”. Può spiegarci di che cosa si tratta?
“È una delle novità più interessanti. Presenteremo casi clinici complessi e chiederemo ai partecipanti di scegliere la strategia chirurgica da adottare. Solo successivamente il relatore illustrerà la propria soluzione, spiegandone la motivazione razionale e mostrando attraverso un video tutte le fasi dell’intervento. Vogliamo trasformare i partecipanti, da semplici spettatori a protagonisti diretti del ragionamento chirurgico”.
Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare in eredità ai colleghi che parteciperanno a REBIRTH?
“La chirurgia estetica non è solo una disciplina scientifica, fondata sulla conoscenza, sulla tecnica e sulla sicurezza, ma anche una disciplina nella quale la sensibilità artistica del chirurgo assume un ruolo fondamentale. Le tecnologie cambiano, le tecniche evolvono, ma quello che deve rimanere centrale è la capacità di interpretare ogni singolo paziente nella sua unicità. Perché la vera bellezza non nasce dall’omologazione, ma dal rispetto dell’individualità. Credo che questo principio racchiuda, meglio di ogni altra considerazione, il significato di un progetto, attraverso il quale l’AICPE intende promuovere una visione della chirurgia estetica che sappia conciliare innovazione, cultura, etica e rispetto dell’identità di ogni persona. Un percorso che rappresenta non soltanto una nuova opportunità di confronto e di crescita professionale, ma anche l’espressione di un valore che deve continuare a orientare ogni nostra scelta. Perché senza sensibilità e rispetto, non ci può essere bellezza”.
